Valle del Sacco: anche un insetticida minaccia la salute degli abitanti

11/07/2013 di Redazione
Valle del Sacco: anche un insetticida minaccia la salute degli abitanti

Un insetticida bandito nel 2001 è finito nelle acque della Valle del Sacco causando gravi danni alla salute della popolazione: queste le conclusioni del monitoraggio coordinato dal dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio su 502 persone appartenenti a 183 famiglie diverse nell'area. Il rapporto evidenzia una preoccupante insorgenza di patologie gravi: alterazione del metabolismo e delle funzionalità epatica e renale, alterazioni cognitive, alterazioni degli ormoni sessuali nelle donne, alterazioni cardiovascolari. Sono gli effetti dell'inquinamento delle falde acquifere seguito all'interramento di bidoni contenenti sostanze tossiche nel comprensorio industriale di Colleferro. Dagli esami è emerso che la maggiore concentrazione di beta-esaclorocicloesano (il Beta Hch, sottoprodotto di un insetticida bandito in Italia dal 2001) si è riscontrata in soggetti con più di 40 anni che avevano bevuto l'acqua dei pozzi e consumato verdura fresca di produzione propria o locale. La concentrazione nel sangue di β-HCH aumenta con l'età e diventa ancora più alta tra le persone al di sopra dei 70 anni. Il valore ematico del β-HCH è doppio per coloro che hanno vissuto nell'area per più di 40 anni. Una situazione di grave inquinamento che non ha risparmiato neanche il bestiame: già nel 2005 - con l'abbattimento precauzionale di centinaia di animali - fu riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle, in seguito al ritrovamento di elevati livelli di beta-esaclorocicloesano nei campioni di latte di un'azienda agricola. Il rapporto spiega che «si può facilmente ritenere che la catena alimentare sia stata la principale fonte di contaminazione: la verdura irrigata con acqua contaminata, gli animali che pascolavano su terreni contaminati e che venivano nutriti con alimenti e acqua a loro volta contaminati. Il rischio legato al consumo di cibo prodotto nell'area è stato dimostrato in uno studio precedente ed è confermato in questo studio sia dal modello che ha considerato tutta la popolazione sia dal modello che ha considerato separatamente i gruppi di età, con maggiore chiarezza tra i giovani». Gli attivisti della Rete di Tutela Valle del Sacco invitano a monitorare la situazione ed estendere le analisi: «Le conclusioni del rapporto confermano quindi che le sostanze prodotte dall'interramento dei fusti tossici nel comprensorio industriale di Colleferro hanno determinato una "acquisizione biologica del beta-hch", in quanto il campione esaminato è abbastanza significativo. È opportuno che alla sorveglianza sanitaria seguano analisi aggiuntive su diossine, Ipa e Pcb (Idrocarburi policiclici aromatici e policlobifenili, ndr), al fine di verificare l'impatto sanitario per la presenza di impianti di incenerimento rifiuti e discariche senza dimenticare le possibili ricadute del recente incendio all'impianto di preselezione di Cdr in località Castellaccio a Paliano».