Viterbo, ancora niente castagne per colpa del cinipede

04/07/2013 di Redazione
Viterbo, ancora niente castagne per colpa del cinipede

Anche quest'anno il cinipede, insetto particolarmente nocivo per alcuni tipi di piante, ha colpito i castagni del viterbese, rovinando il raccolto autunnale dei pregiati frutti. "Niente ricci e quindi niente raccolto. È il quarto anno consecutivo e non sarà l'ultimo: è questo lo scontato risultato dei danni del cinipide, che viaggia nei monti Cimini dal lontano2005". E le associazioni di coltivatori sono sul piede di guerra. Il presidente dell'associazione castanicoltori Vallecimina, Roberto Colla, lancia un'accusa durissima alle istituzioni: "Secondo i risultati che vengono ufficializzati da tutti i continenti colpiti da questa infestazione, il torymus [un piccolo parassita] è l'unico modo per combattere il cinipide". C'è l'esempio della vicina e "piccola Umbria, che ha già cinque centri di riproduzione di torymus,il Laziouno e mezzo. È ormai assoluta esigenza non dare più fitofarmaci, perché non solo inefficaci nei confronti del cinipide, ma uccidono anche gli antagonisti indigeni, che esistono anche da noi e che, laddove non vengono distrutti, stanno dando consistenti risultati, come da una ricerca resa nota di recente dall'Università di Perugia".La strada intrapresa dalle istituzioni, secondo la Vallecimina, non è quella giusta. "Vengono costantemente effettuate azioni, se non dannose, di certo inutili, con spreco di denaro pubblico. L'Università della Tuscia, ad esempio, per la lotta al cinipide ha ricevuto oltre 400 mila euro di soldi pubblici, a fronte di zero aiuti economici ai castanicoltori che sono senza prodotto e che provvedono, a loro spese, al mantenimento della coltura". L'unico modo di battere il cinipide, che nella Tuscia viterbese sta distruggendo una parte importante dell'economia locale, conclude Colla, è quello di "ricostruire l'habitat dei castagneti, eliminando i fitofarmaci e lavorazioni a raso terra, poiché un piccolo pavimento erboso consente all'acqua di non disperdersi e di mantenere così in vita diversi insetti utili".