Presentato il Rapporto: “L’immigrazione asiatica in Italia. Presenze, lavoro, rimesse”

01/08/2013 di Redazione
Presentato il Rapporto: “L’immigrazione asiatica in Italia. Presenze, lavoro, rimesse”

Sono quasi un milione i migranti di origine asiatica residenti in Italia. Il loro numero è aumentato  in un decennio, quasi dieci volte, passando dai 100 mila degli anni novanta agli attuali 942.443. L'Italia si afferma così come terzo paese in Europa, dopo Regno Unito e Germania. Però le acquisizioni di cittadinanza rispetto ad altri paesi restano basse. Nel 2011 sono state complessivamente 177mila negli stati membri, di cui 97mila nel Regno Unito, 28mila in Germania, 13mila in Svezia e solo6.259 inItalia.  I dati sono quelli contenuti nel primo rapporto "L'immigrazione asiatica in Italia. Presenze, lavoro, rimesse", presentato dal centro studi Idos e da MoneyGram. Gli asiatici sono un quarto di tutti gli stranieri non comunitari soggiornanti in Italia e rappresentano un quarto di tutti i 361.690 nuovi ingressi dell'anno. Le provenienze più diffuse sono Cina, Filippine, India, Bangladesh, Sri Lanka e Pakistan. I cinesi sono la terza collettività, con oltre 277mila presenze (preceduti solo da marocchini e albanesi), i filippini quinti (152mila), gli indiani settimi (145mila), i bangladesi undicesimi (106mila), gli srilankesi tredicesimi (94mila persone) seguiti dai pakistani (90mila). Le maggiori presenze si concentrano in Lombardia (il 29,1 per cento, 274.650 asiatici) e Lazio, (138.837, 14,7 per cento), seguiti da Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Campania. Ma ogni collettività ha sviluppato proprie dinamiche di insediamento, che hanno portato i bangladesi a concentrarsi nel Lazio e nel Veneto, gli indiani in Lombardia, come i pakistani, molto presenti anche in Emilia Romagna. I cinesi si concentrano in Toscana e Veneto, i filippini in Lombardia e Lazio. Le donne sono minoritarie tra i bangladesi, i pakistani e gli indiani, mentre esercitano un peso e un ruolo più forte tra gli srilankesi (44,1 per cento) e i cinesi (48,7 per cento), per raggiungere la partecipazione massima tra i filippini (58 per cento). Su queste percentuali incide molto la forte presenza femminile nel lavoro domestico e di cura e i ricongiungimenti familiari. Chi viene in Italia perlopiù lo fa per restarci: quasi la metà degli asiatici ha un titolo di soggiorno di lunga durata e nel 31,2 per cento dei casi si tratta di minori. Gli alunni iscritti nelle scuole italiane sono 119.346, distribuiti per il 37,3 per cento nella scuola primaria, per il 23,7 per cento nella secondaria di primo grado, per il 20,3 per cento nella scuola dell'infanzia e per il 18,7 per cento nella secondaria di II grado. Sono 12.144 gli asiatici iscritti nelle università pubbliche italiane, un quinto degli universitari stranieri, provenienti soprattutto dalla Cina, con 5.113 iscritti nell'anno accademico 2010/2011 e una quota di nuovi ingressi per motivi di studio del 15,9 per cento. Una parte dell'immigrazione asiatica è anche legata alle richieste di asilo o a forme temporanee di protezione internazionale: nel 2011 le domande sono state 7.346. Negli ultimi vent'anni il totale di richieste è arrivato a quota 74.550.
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