Sono molti “I piccoli schiavi invisibili”

29/08/2013 di Redazione
Sono molti “I piccoli schiavi invisibili”

"I piccoli schiavi invisibili", è il Report diffuso da Save the Children in occasione della Giornata in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione. Si calcolano 20,9 milioni vittime di lavoro forzato. Di esse una percentuale importante è costituito dalle vittime di tratta, donne adulte e minorenni soprattutto, sradicate dai paesi di origine per essere sfruttate a livello sessuale, lavorativo ma anche in accattonaggio forzato, attività illegali e per l'espianto di organi. In Europa, per l'anno 2010 risultano oltre 9.500 vittime accertate e presunte di tratta, di cui il 15% minori (il 12% ragazze ed il 3% da ragazzi), con un incremento pari al 18% nel triennio 2008-2010. Le principali forme di sfruttamento sono: sessuale (62 %), lavoro forzato - in edilizia, agricoltura, commercio, attività domestiche (25 %) - altre forme di  sfruttamento (14 %) come accattonaggio, attività illegali, prelievo di organi. Romania, Bulgaria, Nigeria e Cina i principali paesi di provenienza. Il Paese dove è segnalato il maggior numero di vittime è proprio l'Italia, 2.400 nel 2010, un calo rispetto al 2009 con 2421 vittime ma con un aumento rispetto al 2008 con 1.624. Le vittime più numerose tra i minori sono per lo più ragazze, sfruttate soprattutto nella prostituzione, soprattutto provenienti dall'Est Europa o dalla Nigeria. I minori egiziani e cinesi, invece, sono vittime di sfruttamento lavorativo. I minori provenienti dalla Romania e in particolare di origine Rom sono invece coinvolti in circuiti di prostituzione, accattonaggio, attività illegali. A rischio di sfruttamento e tratta sono poi i numerosi i minori stranieri non accompagnati che sono "in transito" nel nostro paese, come gli afgani. Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children, dichiara "Per tutelare le vittime, è necessario lavorare almeno su tre ambiti: l'emersione del fenomeno, l'immediata presa in carico e l'assistenza. E' indispensabile un forte coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti, le forze dell'ordine, i servizi sociali, le reti delle organizzazioni non profit. Una particolare attenzione va inoltre dedicata alla prevenzione del fenomeno, anche attraverso accordi con i paesi di origine per contrastare le reti criminali che gestiscono i traffici e mettere in guardia le potenziali vittime circa i rischi cui vanno incontro".