I colori della rabbia: sequestrato l’ex Colorificio di Pisa

26/09/2013 di Redazione
I colori della rabbia: sequestrato l’ex Colorificio di Pisa

Di seguito pubblichiamo l'articolo di Alberto Zoratti pubblicato su "Comune Info", a seguito del sequestro preventivo dell'ex Colorificio di Pisa, luogo della collettività. "Poche parole e chiare. La Procura ordina «il sequestro preventivo dell'immobile con esecutività immediata». Comincia l'assedio del Municipio dei Beni Comuni di Pisa. Dopo la tre giorni di Common Properties, dopo centinaia di persone che hanno dimostrato di cosa significhi costruire altreconomia e una società diversa a partire dalle relazioni, mettendo in discussione la proprietà arrogante e metastatica, la legge tenta di normalizzare ciò che è legittimo. E' più importante la tutela della proprietà del suo valore sociale, del suo utilizzo, delle sue ricadute sull'ambiente e sulle comunità. A Pisa si apre un nuovo fronte di conflitto, con un innalzamento del suo livello: meglio 14mila metri quadrati dismessi, da bonificare che uno spazio reso sociale. Meglio aspettare un cambiamento di destinazione d'uso per guadagnare milioni dall'ennesima speculazione, che non ripensare il ruolo della proprietà e le conseguenze della sua intoccabilità. Junghanns, il proprietario dell'ex colorificio liberato di Pisa, aveva già tweettato martedì la sua felicità. S'è saputo da lì, da un banale tweet. C'è voluta la pazienza dei legali del Colorificio, che stamattina sono dovuti andare in Procura per essere messi al corrente di una notizia che avrebbero dovuto ricevere di default. A seguito della conferenza stampa lanciato mercoledì 25 settembre l'ex colorificio liberato ha lanciato il suo messaggio. "Difendere l'allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive"
(Mario Benedetti)
La sentenza che attendevamo da giorni questa mattina è arrivata: il giudice ha ordinato il sequestro dell'ex Colorificio Liberato. Si è così preferito restituire all'abbandono e al degrado un luogoa cui illavoro di tante persone aveva dato nuova vita. Si è preferito ridare il giocattolo rotto a un'azienda che ha dimostrato in tutti i modi di non sapere che farsene, invece di lasciare che con quei pezzi la città di Pisa costruisse qualcosa di nuovo. Si è preferito interpretare le leggi dando voce agli sterili interessi della proprietà privata anziché rispondere al dettato costituzionale e al bene comune. A nulla sono valsi in sede processuale gli appelli di Paolo Maddalena e Stefano Rodotà. A nulla le cinquemila firme in difesa dell'ex Colorificio. A nulla è valso l'impegno delle tante persone che hanno costruito mille e mille attività all'ex Colorificio. Ancora una volta nel nostro paese e nella nostra città la speculazione, l'egoismo, la miopia della proprietà fine a se stessa ha vinto una battaglia. Il silenzio colpevole dell'amministrazione comunale che avrebbe dovuto sostenere in tutti i modi gli interessi della città, difendendo una realtà che produce vera ricchezza come l'ex Colorificio liberato, si è così fatto portavoce di chi ha depauperato il territorio pisano, chiudendo una fabbrica e licenziando gli operai. Continuiamo a sperare, ancora una volta, che l'esistenza del Colorificio non sia rimessa a uno solo di due pareri legali differenti, ma che sia l'amministrazione comunale a intervenire nell'interesse della collettività. Se mai volesse occuparsi della città, questo è il momento di farlo. L'ex Colorificio comunque non si arrende. La città di Pisa non si arrende. Perché ciò che è stato violato qui non sono le leggi, ma la giustizia e il buon senso, che non possono accettare che si preferisca abbandonare uno spazio, lasciandolo di nuovo vuoto e chiuso come è stato per lunghi anni, invece che farlo vivere e renderlo accessibile a tutte e tutti. La nostra costituzione è molto chiara: la proprietà privata non ha poteri illimitati e deve esercitare una funzione sociale, altrimenti non può e non deve essere difesa. Ma non è questo il caso:la famiglia Junghanns, lo ripetiamo, ha mostrato solo interessi speculativi; ha saccheggiato, distrutto, abbandonato e il sequestro dell'immobile le permetterà di continuare a farlo. Se non fosse stato per i cittadini e le cittadine che hanno sacrificato il loro tempo e le loro energie per riempire l'ex Colorificio di mille attività aperte a tutta la cittadinanza, questo destino sarebbe continuato. Ma noi non crediamo al destino. Noi crediamo che le cose possano cambiare. Che debbano cambiare. Noi crediamo che in un momento di crisi drammatica com'è quello in cui viviamo vadano fatte delle scelte giuste. E la scelta giusta è il bene comune. Un bene che noi abbiamo difeso e continueremo a difendere. Sempre. Questo è solo l'inizio."