Svizzera, storie di ordinarie razzismo

05/09/2013 di Redazione
Svizzera, storie di ordinarie razzismo

Alpnach è un comune del Canton Obvaldo di 5.123 abitanti, sul lago di Alpnach. Sono arrivati trenta richiedenti asilo, intercettati alla frontiera italiana e trasferiti dalle autorità svizzere nel nuovo centro per richiedenti asilo di Alpnach (Lucerna), villaggio incantato dove le giornate si ripetono uguali a se stesse. La notizia ha subito creato scompiglio tra i residenti, per nulla accoglienti. Chi ha manifestato preoccupazione per la sicurezza dei propri figli, chi ha proposto di allestire il campo da un'altra parte. E c'è chi ha speso 5 mila euro per installare telecamere di videosorveglianza per proteggere la propria proprietà privata. Le autorità locali hanno deciso così di interdire il passaggio dei richiedenti asilo alle aree in prossimità del campo. Sono state interdette ai rifugiati aree giochi, qualche parco e le zone delle scuole. A perlustrare che i divieti vengano rispettati, agenti di sicurezza. Ma non si può parlare di razzismo perché gli abitanti di Alpnach vanno su tutte le furie. Il signor Ernest Huser, appresa la notizia della realizzazione del centro, ha esposto un cartello dove si invita lo straniero a non oltrepassare i confini della sua proprietà. Dichiara di doversi tutelare da "potenziali criminali". La situazione ha sollevato ovviamente non poche polemiche da parte delle associazioni, Amnesty International e Human Rights Watch in testa, che hanno parlato di segregazione razziale stile apartheid. E infatti le autorità comunali, in accordo con l'ufficio federale per l'immigrazione, hanno dichiarato che adesso "c'è libertà di movimento per i migranti". E così i richiedenti asilo, quasi tutti provenienti dall'Africa, possono uscire dal centro dalle 9.00 alle 17.00. Molti quelli che sono transitati dall'Italia e hanno raggiunto la Svizzera per trovare lavoro. Amnesty denuncia situazioni preoccupanti anche in altri campi per richiedenti asilo. Come quello di Eigenthal, dove capita che le forze dell'ordine tengano a distanza debita residenti e migranti, dove i figli dei profughi non possono frequentare le scuole pubbliche e dove le abitazioni dei richiedenti asilo sono circondate da cinture alte due metri per placare le ansie degli abitanti. Zone sensibili anche a Bermagarten e Nottwil, dove ai migranti si suggerisce di non andare in piscina, in biblioteca e al campo sportivo.