Fao, nel mondo 1 persona su 8 soffre la fame cronica

10/10/2013 di Redazione
Fao, nel mondo 1 persona su 8 soffre la fame cronica

Il rapporto annuale su Lo Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo pubblicato dalle agenzie alimentari delle Nazioni Unite (Fao, Ifad e Pam) restituisce un quadro dai forti contrasti: la sicurezza alimentare nel mondo è complessivamente migliorata negli ultimi anni, ma sono ancora 842 milioni (circa 1 su 8) le persone al mondo che soffrono di fame cronica e che non hanno abbastanza cibo per condurre una vita sana e attiva. L'area in cui la situazione è più grave rimane l'Africa subsahariana.

 I dati del rapporto indicano che il numero complessivo è dunque sceso rispetto agli 868 milioni del periodo 2010-12: la stragrande maggioranza vive ancora nei paesi in via di sviluppo, ma 15,7 milioni vivono nei paesi sviluppati. La costante crescita economica nei pvs ha migliorato il reddito e l'accesso al cibo. Una ripresa della produttività agricola - sostenuta da un aumento degli investimenti pubblici e da un rinnovato interesse degli investitori privati nel settore agricolo - ha contribuito a far migliorare la disponibilità di cibo. In alcuni paesi, inoltre, le rimesse degli emigranti hanno avuto un ruolo importante nella riduzione della povertà, consentendo migliori diete e maggiore sicurezza alimentare, e contribuendo, in alcuni casi, anche a stimolare investimenti produttivi da parte dei piccoli agricoltori. Nonostante i progressi, tuttavia, rimangono forti differenze geografiche nella riduzione della fame. L'Africa sub-sahariana ha fatto pochi progressi ed è la regione con la più alta percentuale di denutrizione, con un africano su quattro (24,8 per cento) che ne soffre.
Non si registra nessun progresso in Asia occidentale, mentre l'Asia meridionale e l'Africa settentrionale hanno fatto piccoli passi avanti. Riduzioni più consistenti, sia nel numero di affamati che nella diffusione della denutrizione, vi sono state invece nella maggior parte dei paesi dell'Asia orientale, del Sud-est asiatico e dell'America Latina.

 Il rapporto Onu presenta anche una nuova serie di indicatori per ogni paese, per cogliere con maggiore precisione le molteplici dimensioni dell'insicurezza alimentare. In alcuni paesi, ad esempio, la percentuale delle persone che soffrono la fame può essere bassa, ma allo stesso tempo i tassi di denutrizione possono essere molto elevati, come potrebbe dimostrare la percentuale di bambini rachitici (bassa altezza per l'età) o sottopeso, il cui sviluppo e salute futuri sono a rischio. Queste distinzioni sono importanti per migliorare l'efficacia delle misure volte a ridurre fame e insicurezza alimentare in tutte le loro dimensioni. Il rapporto raccomanda interventi in agricoltura, e nei sistemi alimentari nel loro complesso, ma anche nei servizi sanitari, nell'istruzione, con una particolare attenzione alle donne. E sottolinea infine che la crescita economica è fondamentale per il progresso nella riduzione della fame: ma la crescita potrebbe non generare necessariamente posti di lavoro, migliori opportunità e reddito per tutti, a meno che non vi siano politiche specifiche per i poveri, soprattutto nelle aree rurali.