In Italia la dispersione scolastica costa 70 miliardi l’anno

03/10/2013 di Redazione
In Italia la dispersione scolastica costa 70 miliardi l’anno

In Italia ogni anno circa 2 ragazzi su 10 non tornano sui banchi di scuola, ovvero 700 mila studenti in tutto. Cosa si può fare per fermare questa emorragia? Una risposta concreta viene da Frequenza200, un progetto di Intervita Onlus, recentemente presentato in Senato da Vincenzo Spatafora, garante per l'Infanzia e l'adolescenza, Marco Rossi Doria, sottosegretario all'Istruzione, e Valeria Fedeli, vice-presidente del Senato con Andrea Gavosto, presidente Fondazione Agnelli, e Fulvio Fammoni, presidente Associazione Bruno Trentin. Intervita Onlus, che dal 1999 lavora in diversi Paesi del mondo per promuovere l'accesso all'educazione, ha coinvolto circa 2000 studenti tra i 10 e i 16 anni, altrettante famiglie, 800 insegnanti, 160 operatori informali, dagli educatori ai personaggi della strada: il barista, l'edicolante, il titolare del negozio di alimentari. L'idea è che la scuola sia un valore intergenerazionale, patrimonio dei quartieri dove è inserita e dove conserva specifiche ritualità. Si tratta di costruire quella cheMarco RossiDoria, il maestro di strada "prestato" alla politica, definisce una «comunità educante». «A oltre trent'anni dal monito di Don Milani il principale problema della scuola Italiana sono i ragazzi che perde», dice Rossi Doria che auspica la sinergia tra scuole, territorio, terzo settore e privato sociale. «In questi anni la scuola affronta grandi cambiamenti sociali che hanno aumentato in numero e complessità i compiti che è chiamata a svolgere: la maggiore fragilità e frammentazione delle famiglie richiede che la scuola condivida questi compiti con altri attori: sostenendo la genitorialità e interagendo con tutti coloro che nei quartieri rappresentano un presidio sociale e intercettano le persone in crescita». In questo senso Frequenza200, che prende il nome dal numero di giorni di lezione obbligatori che la scuola deve garantire per legge in Italia, si articola in attività di laboratorio, coinvolgimento e formazione degli insegnanti e attività di counseling e rafforzamento delle competenze genitoriali alle famiglie. Oltre a un'attenta e rigorosa inchiesta sociale. Il progetto pilota si è svolto in tre regioni (Lombardia, Campania, Sicilia) nell'anno scolastico 2012-2013, con una metodologia di lavoro che tiene insieme ricerca e azione, creando un sistema tra cooperative che operano in diverse città, organizzazioni di privato sociale e istituzioni pubbliche. «Con Frequenza200 promuoviamo un modello di dialogo tra le istituzioni le famiglie e gli enti locali per confrontarsi sulle buone pratiche e favorire un'attenzione maggiore sul tema dell'educazione», ha precisato Intervita. «Attraverso un programma triennale ci siamo posti l'obiettivo di ridurre l'abbandono della scuola riportando sui banchi 4.000 studenti a rischio». Un passo importante verso il raggiungimento degli obiettivi della strategia di Europa 2020 nel campo dell'istruzione, che prevedono la riduzione del tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10%. Ma in Italia lo scenario è desolante, con il 17,6% di ragazzi che abbandonano gli studi: un dato molto sopra la media europea del 14,1%, con Germania al 10,5%, Francia al 11,6% e Regno Unito al 13,5%. Un divario che aumenta se guardiamo al Sud, dove la media è del 22,3%, mentre si riduce nel Centro-Nord dove si attesta al 16,2%. Anche se, va detto, gli sforzi compiuti in questi anni hanno dato risultati se confrontati con il 2000, quando gli early school leavers risultavano il 25,3%. Ma quanto costa l'abbandono scolastico in termini di pil? E come si può quantificare il valore degli investimenti messi in campo dalle istituzioni scolastiche, gli enti locali, quelli di formazione e il terzo settore? In preparazione della ricerca, Daniele Crecchi, docente di Economia politica all'Università di Milano, ha tracciato un quadro (basato su dati Bankitalia e Isfol) di quanti siano i drop out, cioè gli italiani che «cadono fuori» dalla scuola italiana. Su 100 bambini che ogni anno iniziano gli studi ce n'è uno che non riuscirà neppure a finire la scuola primaria, cinque che si fermeranno alla licenza elementare, 32 che lasceranno dopo le medie. Oltre a 17 che tentano le superiori ma falliscono e altrettanti che non riescono ad arrivare alla laurea. Un primo «conto» rileva che i giovani in fuga dalla scuola costano all'Italia 70 miliardi l'anno. «I ragazzi abbandonano gli studi troppo presto», continua l'economista, «accettano lavori con retribuzioni più basse e così se ne va in fumo un ipotetico 4% di Pil». Certo è una quantificazione «per assurdo», sottolinea il professor Crecchi «fatta ipotizzando che la politica abbia una bacchetta magica e sia in grado di scolarizzare tutte le persone che hanno lasciato la scuola» e che «ci sia un ipotetico mercato del lavoro in grado di assorbirle tutte». Il calcolo si articola su queste basi: in Italia ci sono 12,6 milioni di persone che hanno lasciato gli studi prima del diploma, che hanno un livello di occupazione più basso del 14% rispetto a chi ha finito le superiori e che, se hanno un impiego, guadagnano circa 4 mila euro in meno dei colleghi più scolarizzati. Se tutte queste persone venissero assunte con lo stipendio medio di una persona che ha almeno un titolo di studio superiore, genererebbero un «giro d'affari» da 70 miliardi. «Una cifra - sottolinea Checchi - assolutamente ipotetica, ma che dà l'idea del potenziale economico che il tema ha nel nostro Paese».