Oggi 17 ottobre: Giornata mondiale di lotta alle povertà. A che punto siamo?

17/10/2013 di Redazione
Oggi 17 ottobre: Giornata mondiale di lotta alle povertà. A che punto siamo?

In Italia vivono cinque milioni di persone in povertà assoluta e pochissimi sono i sostegni che il nostro Paese mette a disposizione per offrire degli aiuti. Come se non bastasse, il periodo di crisi economica ha aggravato ulteriormentela situazione. Il peso maggiore è quello che coinvolge gli anziani, che non arrivano a fine mese e spesso vivono da soli, ma anche i giovani, che non hanno lavoro e gravano sulle spalle delle loro famiglie. Anche per i minori la situazione non è migliore. Si pensi che secondo il rapporto Unicef del 10 aprile 2013 l'Italia si trova al 23° posto nell'area del benessere materiale, al 17° posto nella salute e sicurezza, al 25° posto nell'istruzione, al 21° posto per quanto riguarda le condizioni abitative e ambientali. Ciò vuol dire che in Italia il 17 per cento degli abitanti vive sotto la soglia di povertà. L'Italia ha anche il più alto tasso NEET (Not in Education, Employment or Training  ovvero il no in istruzione, occupazione e formazione) di tutti i Paesi industrializzati, dopo la Spagna, con l'11 per cento dei giovani che non sono iscritti a scuola, non lavorano e non frequentano corsi di formazione. Inoltre, dal confronto internazionale, risulta che la povertà infantile in molti Paesi industrializzati (tra cui l'Italia) non è inevitabile, ma dipende dalle scelte politiche e che alcuni Paesi stanno facendo molto meglio di altri nel proteggere i bambini più vulnerabili. E nel mondo? L'obiettivo fissato dal vertice mondiale dell'alimentazione del 1996 di dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame sembra lontano, anche se alla fine del 2012 erano 22 i paesi riusciti ad eliminarla. Il rapporto annuale su Lo Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo pubblicato dalle agenzie alimentari delle Nazioni Unite (Fao, Ifad e Pam) restituisce un quadro dai forti contrasti: la sicurezza alimentare nel mondo è complessivamente migliorata negli ultimi anni, ma sono ancora 842 milioni (circa 1 su 8) le persone al mondo che soffrono di fame cronica e che non hanno abbastanza cibo per condurre una vita sana e attiva. L'area in cui la situazione è più grave rimane l'Africa subsahariana.
Il rapporto Onu presenta anche una nuova serie di indicatori per ogni paese, per cogliere con maggiore precisione le molteplici dimensioni dell'insicurezza alimentare. In alcuni paesi, ad esempio, la percentuale delle persone che soffrono la fame può essere bassa, ma allo stesso tempo i tassi di denutrizione possono essere molto elevati, come potrebbe dimostrare la percentuale di bambini rachitici (bassa altezza per l'età) o sottopeso, il cui sviluppo e salute futuri sono a rischio. Queste distinzioni sono importanti per migliorare l'efficacia delle misure volte a ridurre fame e insicurezza alimentare in tutte le loro dimensioni. Il rapporto raccomanda interventi in agricoltura, e nei sistemi alimentari nel loro complesso, ma anche nei servizi sanitari, nell'istruzione, con una particolare attenzione alle donne. E sottolinea infine che la crescita economica è fondamentale per il progresso nella riduzione della fame: ma la crescita potrebbe non generare necessariamente posti di lavoro, migliori opportunità e reddito per tutti, a meno che non vi siano politiche specifiche per i poveri, soprattutto nelle aree rurali.