Il ministero del Lavoro: cresce la disoccupazione anche fra i migranti, inutile un decreto flussi

21/11/2013 di Redazione
Il ministero del Lavoro: cresce la disoccupazione anche fra i migranti, inutile un decreto flussi

Lo scrive ero su bianco un recente rapporto della Direzione Immigrazione e Politiche Integrazione del ministero del Lavoro: è calata la domanda da parte delle imprese, aumentano velocemente i disoccupati e, a breve termine, non si prevedono miglioramenti.  Far arrivare altra manodopera dall'estero con un nuovo decreto flussi creerebbe solo una guerra tra poveri. La priorità è reimpiegare chi è già qui e ha perso il posto, prima che perda anche il permesso di soggiorno. Al secondo trimestre del 2013, il tasso di occupazione degli stranieri si attesta al 58,1 %, contro il 55,4% registrato tra gli italiani, una distanza che negli ultimi tre anni si è progressivamente ridotta. Rispetto al secondo trimestre del 2012, c'è stata una riduzione del tasso di 1,2 punti tra gli italiani, ma di 3,5 tra gli immigrati. Parallelamente, il tasso di disoccupazione tra gli stranieri è cresciuto fino al 17,9%, contro l'11,3% registrato degli italiani. Il ministero conta 511 mila immigrati (157 mila Ue e 354 mila extraue) in cerca di lavoro nel secondo trimestre 2013, con un sensibile incremento rispetto ai 371 mila di un anno prima. Sono cresciuti anche gli inattivi, 1.250 mila persone in età da lavoro che non cercano attivamente lavoro. Vi rientrano, ad esempio, ragazzi arrivati con un ricongiungimento familiare oppure nati e cresciuti qui, ma anche profughi arrivati sulle nostre coste. Molti di questi potrebbero presto mettersi in cerca di un lavoro, aggravando i dati sulla disoccupazione. Il ministero conta anche 123 mila immigrati in cassa integrazione, 16 mila beneficiari di indennità di mobilità, e 185mila di indennità di disoccupazione. Solo il 56,8% dei disoccupati extra-Ue e il 59,2% di quelli comunitari (contro l'80% registrato tra gli italiani) ha avuto contatti con un Centro per l'Impiego. Eppure questo è un passo fondamentale per attivare le misure per il reinserimento lavorativo, con orientamento, consulenza e formazione. Gli unici comparti nei quali cresce la manodopera immigrata sono quelli del commercio (+26,2% lavoratori Ue in un anno) e dei servizi alla persona e familiari (+5,3% lavoratori extraue). C'è invece un calo impressionante nelle costruzioni (-2,9% di occupati italiani, -8,2% comunitari, -14,4% extra-Ue in un anno) e nell'industria in senso stretto (rispettivamente, -1,9%, -8,2% e -7,3%). "Il quadro descritto - riassumono gli esperti - mostra il perdurare delle criticità del mercato del lavoro, se non addirittura l'insorgenza di fenomeni di recessione occupazionale in alcuni particolari settori economici. Da un lato, la costante contrazione della domanda e, dall'altro il considerevole incremento delle persone in cerca di occupazione, determina una condizione in cui l'offerta di lavoro garantita dai lavoratori stranieri già presenti in Italia è più che sufficiente". "La domanda di lavoro attesa - ribadiscono nella relazione - può essere ampliamente soddisfatta nell'ambito dei settori, dei territori e dei profili richiesti, compreso il settore domestico, dall'offerta di lavoro disponibile, anche in assenza di una nuova programmazione di quote generali tramite i decreti flussi annuali". "Le politiche del lavoro di breve-medio periodo - conclude il Ministero del Lavoro - dovranno pertanto essere orientate a riassorbire lo stock di disoccupazione che si è accumulato in questi ultimi anni, puntando ad un forte rafforzamento delle politiche attive e dei servizi per il lavoro al fine di ridurre le asimmetrie informative".