Immigrazione: Dossier Statistico 2013

14/11/2013 di Redazione
Immigrazione: Dossier Statistico 2013

E' stato presentato il 13 novembre, aRoma, ilDossier statistico immigrazione "Dalle discriminazioni ai diritti", per la prima volta curata dal centro studi e ricerche Idos/immigrazione dossier statistico in collaborazione con l'Unar. La presenza straniera regolare complessiva, tra il 2007 e il 2012, è passata da3.987.000 a5.186.000 persone. Sempre nello stesso periodo, i soggiornanti non comunitari sono passati da 2,06 milioni a 3.764.236 e i residenti stranieri (quelli cioè registrati nelle anagrafi dei comuni italiani), sono saliti da poco più di 3 milioni a 4.387.721. Tra le provenienze a prevalere c'è L'Europa con una quota del 50,3% (di cui il 27,4% da ricondurre ai comunitari), seguita dall'Africa (22,2%), dall'Asia (19,4%), dall'America (8,0%) e dall'Oceania (0,1%). Queste le grandi collettivita' non comunitarie: Marocco (513mila soggiornanti), Albania (498mila), Cina (305mila), Ucraina (225mila), Filippine (158mila), India (150mila) e Moldova (149mila). Tra i comunitari, invece, la prima collettivita' e' quella romena (circa 1 milione). A prevalere tra le aree di residenza le regioni del Nord Italia (61,8%) e del Centro (24,2%), le province di Milano e Roma, da sole, detengono un sesto dei residenti (16,9%). Per quanto riguarda le quote d'ingresso dei lavoratori non comunitari nel 2012, al netto degli stagionali, ci sono state delle riduzioni. Infatti, dall'estero,  sono state 2.000 le quote per i lavoratori autonomi, 100 per i lavoratori di discendenza italiana, mentre 11.750 sono state le autorizzazioni alla conversione di titoli di soggiorno rilasciati per motivi diversi dal lavoro. Sono scesi di conseguenza, gli ingressi per lavoro e i visti rilasciati per motivi di lavoro subordinato, scesi da 90.483 nel2011 a52.328 nel 2012. Alla fine del 2012, inoltre, si e' svolta una regolarizzazione in favore dei lavoratori non comunitari, per la quale i datori di lavoro hanno presentato 135mila domande, meno della metà rispetto al 2009 (295mila). Assume rilevanza invece, il numero dei bambini nati da genitori stranieri in Italia: 79.894, il 14,9% di tutte le nascite. A questo si affiancano i 26.714 figli di coppie miste (il 5% del totale). Nell'insieme, tra nati in Italia e ricongiunti, i minori non comunitari sono 908.539 (il 24,1% dei soggiornanti) e si può stimare che almeno 250mila siano i comunitari. I matrimoni misti, frontiera della nuova società, nel 2011 sono stati18.005, l'8,8% di tutte le unioni celebrate nell'anno, quelli con entrambi gli sposi stranieri 8.612 (4,2%). Sono stati 81.322 i visti nel 2012 per i ricongiungimenti familiari (quasi pari agli 83.493 del 2011) e i motivi familiari incidono ormai per il 40,9% sui non comunitari titolari di un permesso a scadenza e per il 44,3% sui nuovi permessi rilasciati nel 2012. Continuano a crescere, tra i non comunitari, i soggiornanti di lungo periodo, autorizzati a una permanenza a tempo indeterminato: oltre due milioni di persone, pari al 54,3% del totale (8% in più rispetto al 2010), una quota che raggiunge o sfiora i due terzi per diverse collettivita' (Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Albania, Tunisia, Marocco e Senegal) e non arriva al 40% per altre. Gli studenti stranieri in Italia nell'anno scolastico 2012/2013 sono786.650, l'8,8% del totale (ma il 9,8% nella scuola dell'infanzia e in quella primaria): sono aumentati quindi di 30.691 unita' (+4,1%) nell'ultimo anno e sono molto numerosi soprattutto per alcune collettività (i romeni sono 148.002, quasi un quarto del totale, gli albanesi e i marocchini rispettivamente circa 100mila). In 2.500 scuole (il 4,6% del totale nazionale) gli studenti stranieri superano il 30% degli iscritti. Sono aumentati nel 2012 gli occupati stranieri, incidendo per almeno il 10% sull'occupazione complessiva, 2,3 milioni di occupati con una crescente concentrazione nel terziario (62,1%). Si tratta di impieghi a bassa qualificazione e bassa retribuzione. Il tasso di disoccupazione degli stranieri e' però aumentato di due punti percentuali nell'ultimo anno (14,1% e 382mila persone coinvolte), superando di 4 punti quello degli italiani, e il tasso di occupazione (60,6%), pur rimanendo più alto rispetto a quello calcolato tra gli italiani (56,4%), e' anch'esso diminuito di quasi 2 punti. La disoccupazione non solo e' in aumento, ma e' di lungo periodo; in oltre la metà delle famiglie straniere (62,8%) e' occupato un solo componente, mentre e' del 13,0% la quota di quelle in cui non e' presente alcun occupato (erano l'11,5% nel 2011). Per quanto riguarda le imprese straniere (comprensive di imprese individuali con titolari nati all'estero e di societa' di persone o di capitali in cui ad essere nata all'estero e' oltre la meta' dei soci o degli amministratori), queste sono 477.519, il 7,8% del totale nazionale, con un aumento annuale del 5,4%. Si tratta di imprese che producono un valore aggiunto stimato in 7 miliardi di euro, che meriterebbero un maggiore supporto, tanto più che gli aspiranti imprenditori immigrati sono disponibili all'impegno in campi innovativi e predisposti ad attività di import/export che possono essere di beneficio tanto all'Italia quanto ai paesi di origine. Il rapporto tra la spesa pubblica per l'immigrazione, da una parte, e i contributi previdenziali e le tasse pagate dagli immigrati dall'altra, mostra che, anche nell'ipotesi meno favorevole di calcolo (quella della spesa pro-capite), nel 2011 gli introiti dello Stato riconducibili agli immigrati sono stati pari a 13,3 miliardi di euro, mentre le uscite sostenute per loro sono state di 11,9 miliardi, con una differenza in positivo per il sistema paese di 1,4 miliardi. L'obiezione ricorrente secondo cui l'integrazione degli immigrati costa troppo all'Italia, quindi, si rileva nel Dossier, non troverebbe ''riscontro nell'analisi delle singole voci di spesa e nel quadro che ne deriva. E' vero, invece, che l'Italia sostiene spese di rilevante portata, piu' che per le politiche di integrazione, per interventi di contrasto all'irregolarita' o di gestione dei flussi, in un'ottica emergenziale (e' stato speso oltre 1 miliardo di euro, tra il 2005 e il 2011, per centri di identificazione ed espulsione, centri di primo soccorso e accoglienza, centri di accoglienza, centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati), - si sottolinea - e soprattutto che si dovrebbe essere piu' attenti all'introduzione di elementi di sistema che possano garantire la continuita' e l'efficacia degli interventi''. Sul fronte delle discriminazioni, sono i Rom (circa 150mila tra italiani e stranieri) l'emblema della ''stigmatizzazione'', additati come 'abitanti dei campi', 'estranei', 'premoderni'. Il presunto 'buon senso' con il quale ci si è rapportati alle comunita' Rom e' stato ripetutamente censurato dai giudici e dagli organismi internazionali, che hanno ribadito come le condizioni di emarginazione e ghettizzazione in cui versano siano in contrasto con la garanzia dei loro diritti. La meta' dei bambini Rom lascia la scuola nel passaggio dalle elementari alle medie e sono solo 134 quelli iscritti nelle scuole superiori italiane (anche perche', nell'attuale contesto, molti si guardano bene dal dichiarare la loro origine).