L’Organizzazione Svizzera per l’Aiuto ai Rifugiati in Italia

21/11/2013 di Redazione
L’Organizzazione Svizzera per l’Aiuto ai Rifugiati in Italia

La Svizzera è il Paese che respinge più rifugiati verso l'Italia. Di dieci riconsegne secondola procedura Dublino, otto provengono dalla Svizzera. Così una delegazione dell'Organizzazione Svizzera per l'Aiuto ai Rifugiati (OSAR) ha voluto fare visita al nostro Paese e precisamente alle città di Milano e Roma, intraprendendo colloqui approfonditi con organizzazioni non governative (ONG), autorità e rifugiati per chiarire la situazione di ammissione attuale di richiedenti asilo e rifugiati.  L'OSAR ha voluto chiarire le condizioni di vita delle persone che vengono respinte affinché le autorità svizzere siano sensibilizzate. L'organizzazione svizzera afferma che gli Stati dell'UE e la Svizzera devono mostrarsi solidali con gli Stati come l'Italia, che si ritrovano con un numero spropositatamente elevato di persone in cerca di protezione. Se l'Europa continua nel perfezionare la sua politica di isolamento, alle persone in cerca di protezione non resta che tentare la via pericolosa dei barconi.  La "vergogna di Lampedusa", come l'ha chiamata Papa Francesco, non finirebbe qui. Così successivamente in una nota diffusa, l'OSAR ha dichiarato "Chi fa ritorno in Italia come rifugiato riconosciuto non ha nessuna possibilità di trovare un alloggio, né assistenza o assistenza sociale". Per quanto riguarda i richiedenti l'asilo ci spiega: "Ancora oggi ci sono grandi lacune nell'accesso alla procedura d'asilo. A Milano è richiesta sistematicamente una conferma di alloggio per poter inoltrare una richiesta d'asilo. Anche a Roma i richiedenti l'asilo devono poter fornire un indirizzo. Sia a Milano che a Roma possono passare diversi mesi fino alla registrazione formale della richiesta d'asilo e durante questo periodo di tempo, i richiedenti solitamente non hanno un posto in cui stare e vivono all'addiaccio. Per i richiedenti l'asilo riconsegnati all'Italia secondola procedura Dublino, le ONG offrono consulenza presso gli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa. Esse possono fare da tramite per i richiedenti l'asilo per pochi posti in uno dei progetti finanziati dal Fondo europeo per i rifugiati (FER). Il numero di posti nei progetti FER è limitato a 220 posti all'anno, per più di 3'000 persone riconsegnate. Diversamente dai richiedenti l'asilo riconsegnati, gli aventi diritto di protezione non ricevono nessun sostegno. Il sistema italiano prevede che, al più tardi al momento di raggiungimento del loro status, gli aventi diritto di protezione possono lavorare: per questo motivo ci si aspetta che, a partire da questo momento, essi possano provvedere a se stessi. I rifugiati riconosciuti sono legalmente equiparati ai cittadini italiani, per quanto riguarda l'assistenza sociale. Tuttavia, l'assistenza sociale in Italia è estremamente sottosviluppata, si basa su forti legami familiari e non può assolutamente garantire il minimo esistenziale. Anche per le famiglie i tempi d'attesa per un'abitazione sociale possono durare anni. Ai rifugiati manca la rete familiare e quindi scivolano praticamente tra le maglie del sistema. A causa della grave crisi economica in Italia, anche i lavori occasionali o ausiliari nella gastronomia, nell'agricoltura o nell'industria non sono più disponibili, poiché ricoperti dai disoccupati italiani. E se malgrado tutti gli ostacoli è possibile trovare un lavoro, questo solitamente è limitato a un tempo molto breve, mal pagato o in nero. Il guadagno non è sufficiente a pagare un affitto e a garantirela sopravvivenza. Cosìle persone colpite, donne, uomini, ma anche intere famiglie, si trovano tutto il giorno per strada, a fare la coda nelle mense sociali, per trovare un posto in cui dormire o dove potersi lavare. A dominare le giornate sono la preoccupazione di riuscire a sopravvivere e ad espletare i propri bisogni primari. Cercare di integrarsi, ad esempio seguendo un corso di lingua, è praticamente impossibile. E la situazione è ancora più difficile per le madri o i padri soli che devono occuparsi dei propri figli. Secondo la procedura italiana, ai bambini è garantita la protezione, pagando però il prezzo di essere separati dai genitori. Dividere le famiglie per motivi procedurali è in contraddizione conla Convenzione ONUsui diritti dell'infanzia. Molte persone finiscono all'addiaccio o per rifugiarsi in case occupate e slum. L'OSAR ha visitato la casa occupata Selam Palace a Roma, dove vivono circa 800 persone provenienti dall'Africa orientale, tra cui famiglie e donne sole con i propri figli. « La casa è auto amministrata da un comitato che attua una gerarchia ferrea. Le condizioni igieniche sono precarie, c'è un bagno ogni 250 abitanti », spiega Seraina Nufer, che si preoccupa anche per le condizioni di donne e bambini: "In questi alloggi le donne non sono protette dalle violenze sessuali. Le persone con malattie psichiche non vengono ammesse perché il loro comportamento è ritenuto asociale. Inoltre le persone con problemi psichici non possono essere curate in maniera adeguata se sono senza tetto", spiega Seraina Nufer, che conosce il problema, avendone discusso con psichiatri italiani.