La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

28/11/2013 di Redazione
La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre si è celebratala "Giornatamondiale contro la violenza sulle donne", molte le iniziative in tutto il mondo. Paradossalmente, la sconfitta sta proprio nel fatto che nel 2013 serva ancora una giornata mondiale contro la violenza sulle donne per ribadire concetti che oramai dovrebbero essere patrimonio di tutti ma che evidentemente ancora non sono completamente acquisiti dalla coscienza collettiva. E così termini come parità, dignità, diritti, risultano vuoti ancora oggi, in Italia come altrove, se le cronache ci riportano spesso episodi di violenza e maltrattamenti ai danni delle donne. Nella lotta alla violenza sulle donne in Italia va prestata attenzione anche alle donne migranti. È per questo che, tra le norme per il contrasto e le prevenzione del fenomeno varate recentemente dal governo, è importante quella che concede un permesso di soggiorno umanitario alle vittime. Il decreto per il contrasto della violenza di genere, varato la scorsa estate dal governo e convertito in legge a ottobre dal Parlamento, prevede il  rilascio di un "permesso di soggiorno per le vittime di violenza domestica" alle donne che cercano di sfuggire a chi le maltratta, rilasciato dalla Questure su proposta o con il parere favorevole della Procura. Dura un anno, ma è rinnovabile e può essere convertito in un permesso per lavoro. La legge definisce così la violenza domestica: "Uno o più atti, gravi ovvero non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima" Ricordiamo che più del 70% delle donne nel mondo ha subito violenza almeno una volta nel corso della vita.  La violenza contro le donne si scatena quasi sempre all'interno delle mura domestiche. L'autore è nel 48% dei casi il marito, nel 12% il convivente nel 23% l'ex; si tratta poi di un uomo tra i 35 e i 54 anni nel 61% dei casi, di un impiegato nel 21%, e di una persona istruita (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea). Il persecutore non fa poi in genere uso di alcol e di droghe (63%). Una vergognosa conta, quella delle donne vittime di violenza, che quest'anno, in Italia é arrivata a quota 128, con una rapida escalation: ad agosto risultavano un'ottantina di casi e le richieste di aiuto di donne vittime di stalking al numero attivato da Telefono Rosa sono aumentate nei primi sei mesi del 2013 di circa il 10%. Anche il profilo della donna-vittima descrive una persona piuttosto normale: una donna di età compresa fra i 35 e 54 anni, con la licenza media superiore nel 53% e la laurea nel 22%. Percentuali e numeri amplificati da altri numeri. La violenza subita dalle donne ogni anno ha, infatti, un costo economico e sociale di quasi 17 miliardi di euro, l'equivalente di tre manovre finanziarie, il triplo della spesa pagata dal nostro paese ogni anno per incidenti stradali. A stimare questo prezzo, altissimo, è l'indagine nazionale "Quanto costa il silenzio?" presentata nei giorni scorsi da Intervita Onlus. Dei 16,719 miliardi di euro spesi ogni anno a causa della violenza di genere, 2,377 sono costi diretti: sanitari (460,4 milioni), consulenza psicologica (158,7 mln), farmaci (44,5 mln), ordine pubblico (235,7 mln), giudiziari (421,3 mln), spese legali (289,9 mln), costi dei servizi sociali dei Comuni (154,6 mln) e dei centri antiviolenza (circa 8 milioni). La mancata produttività è stimata invece in 604,1 milioni di euro. Soprattutto il dato sulle spese sanitarie, secondo Intervita, è sottostimato: perché solo il 3,3% delle vittime ha fatto ricorso a cure ospedaliere. Il 96,7% di episodi di violenza non ha dato luogo a ricoveri, ma molto probabilmente ha determinato conseguenze sulla salute e prodotto costi.