Milano, sgomberati oltre 600 rom dal quartiere Certosa. La metà sono minori

28/11/2013 di Redazione
Milano, sgomberati oltre 600 rom dal quartiere Certosa. La metà sono minori

Un'operazione congiunta delle forze di polizia ha sgomberato due campi rom accanto al quartiere Musocco-Certosa, nella zona nord della città. I rom - oltre seicento persone, di cui 300 minori - si erano insediati nell'ex stabilimento di Italmondo. Secondo i numeri forniti dalla polizia, nel campo di via Brunetti erano presenti 300 rom, mentre in quello di via Montefeltro circa 250, oltre a una quarantina di nordafricani. Sul posto anche operatori sociali del Comune e gli assessori alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino e alla sicurezza e coesione sociale Marco Granelli. Lo sgombero è iniziato con una lunga trattativa tra il comandante dei vigili urbani, Tullio Mastrangelo, e le famiglie rom. Il Comune ha offerto loro la possibilità di una permanenza temporanea nei centri: 254 persone hanno trovato quindi ospitalità nei due centri di via Barzaghi e via Lombroso. La precedenza è stata data alle famiglie con bambini, una trentina dei quali sotto i 3 anni. Agli adulti soli invece è stato dato un foglietto con l'indirizzo dello sportello comunale della Stazione centrale, dove possono chiedere ospitalità in una delle strutture del piano antifreddo. «Nelle strutture d'accoglienza i rom potranno intraprendere un percorso di reinserimento sociale e lavorativo», afferma Granelli. Nulla da fare invece per chi negli anni scorsi è già stato inserito nei piani rom del Comune, come quelli che hanno ricevuto 15 mila euro per tornare in Romania e ora sono di nuovo a Milano. Per loro nessuna accoglienza. Da tempo gli abitanti del quartiere Certosa segnalavano la grave situazione dei due «fortini» abusivi e l'odore acido dei roghi accesi notte e giorno nei due insediamenti, colmi di rifiuti, topi, vasche di liquami, amianto. Luoghi inaccessibili e invisibili, protetti da recinzioni coperte di rampicanti e rovi e dalla barriera autostradale, cannibalizzati dagli occupanti, che ne avevano smantellato in parte i capannoni. Ora l'area sarà riconsegnata alla proprietà, che avrà l'ordine di sigillarla. «Oggi abbiamo dimostrato che esiste un altro modo per togliere le favelas dalla città pur rispettando i diritti delle persone e soprattutto dei minori», dichiara l'assessore Granelli. «È fondamentale l'accordo con le proprietà e la possibilità di utilizzare gli strumenti adottati da questa amministrazione che consentono ai privati di demolire gli stabili inutilizzati e prevenire il degrado. Un profondo cambiamento dopo anni di sgomberi e spostamenti continui privi di un progetto e di una vera soluzione. Importante anche la collaborazione con le associazioni che aiutano a gestire efficacemente l'accoglienza».