Nel Belpaese ormai vivono bene solo i politici

21/11/2013 di Redazione
 Nel Belpaese ormai vivono bene solo i politici

È la sconcertante conclusione a cui è giunta l'indagine "A chi conviene l'Italia?" condotta dal Club dell'Economia in collaborazione con il Censis: l'Italia è un Paese che conviene ai politici, ai sindacalisti e alla finanza globale, ma che non ha nulla da dare a giovani, precari, disoccupati e laureati. Scorrendo le risposte date da un campione statistico nazionale di 1.146 persone emerge intanto un profondo scetticismo: alla domanda "Riusciremo ad uscire dalla stagnazione?" il 49,3% risponde di no, il 50,7% invece è fiducioso. Ma se poi si guarda alla distribuzione per età, si vede che a dire "ce la faremo" sono soprattutto due fasce ben distinte: i giovani con meno di 34 anni (il "sì" arriva al 62%) e gli ultrasessantacinquenni (64% di fiduciosi). "Gli anziani sono i più sicuri e i più ricchi, i giovani hanno la speranza - osserva il direttore del CensisGiuseppe Roma- Per tutti gli altri domina l'incertezza. Lo dimostra che a non spendere non sono solo le famiglie con problemi economici, neanche chi ha i soldi consuma". Ad avere una certa convenienza ancora a vivere nel Belpaese, emerge dall'indagine, sono anche gli immigrati, "i cinque milioni di stranieri che oggi vivono e operano nel nostro Paese" trovandovi diverse opportunità d'impiego. Il punteggio di professionisti, lavoratori autonomi e imprese è meno della metà (3,8%) rispetto all'8,9% attribuito ai politici. Solo una piccola minoranza ritiene che l'Italia sia un Paese adatto a studiare (7%), investire (5,7%) e lavorare (5,2%). Tra i fattori che influenzano negativamente la situazione del Paese ci sono l'invecchiamento della popolazione, che minaccia la sostenibilità del welfare (16,7%) e toglie spazio ai giovani, l'instabilità politica (15,3%), la burocrazia che rende impossibile lavorare (14,2%). Gli italiani hanno ancora fiducia solo nelle eccellenze strutturali del Paese: il patrimonio culturale (31,3%), il brand (24,3%), le reti di solidarietà (11,8%). Mentre finisce in basso alla classifica la patrimonializzazione delle famiglie (2,4%): "Il nostro patrimonio non viene più percepito come una sicurezza alle nostre spalle, anche perché si sta esaurendo", osserva Giuseppe Roma. Ma L'Italia non è così immobile come sembra a chi ha perso la fiducia in un futuro decente, assicura il ministro del Lavoro Enrico Giovannini: "Ogni trimestre si fanno mezzo milione di contratti a tempo indeterminato, 1,7 milioni a tempo determinato e 70.000 di apprendistato". E a chi chiede maggiore flessibilità, come le associazioni imprenditoriali, il ministro replica che l'Italia offre una protezione molto bassa a chi perde il lavoro, e quindi, semmai, "il sistema va cambiato nel suo complesso". E propone tre diverse ricette per rafforzare la fiducia e la coesione sociale nel Paese: maggiori investimenti sui giovani (non solo pubblici, ma anche da parte delle imprese), un impegno personale dei manager per abbattere il peso della burocrazia e un sostegno concreto per i cinque milioni di poveri "assoluti" che vivono in Italia.