Trenitalia: Sporco e freddo, ora per i pendolari c’è il risarcimento

21/11/2013 di Redazione
Trenitalia: Sporco e freddo, ora per i pendolari c’è il risarcimento

Arriva dopo otto anni ma è comunque musica per le orecchie dei pendolari: il Tribunale di Roma ha condannato Trenitalia al risarcimento di 350 euro più 700 euro di spese legali a un viaggiatore laziale che è rimasto al freddo. Non un pendolare qualunque, ma il presidente del Codacons, che non è rimasto con le mani in mano. «È stato fortunato, ma lui è uno attrezzato, che sa come muoversi, a differenza della maggior parte dei viaggiatori», commenta Dante Goffetti del Comitato pendolari bergamaschi. Che però è protagonista con altri venti pendolari della linea Bergamo-Milano di una causa collettiva che in primo grado ha già strappato 90.000 euro di risarcimento e che ora sta per approdare alla Corte di Cassazione. Anche qui i tempi sono lunghi, visto che la causa è partita nel dicembre 2009: «In quel periodo era stato introdotto il Frecciarossa - racconta Goffetti-. Il meccanismo non era ancora rodato bene, i nostri treni si fermavano continuamente per farlo passare e si creavano ritardi paurosi. C'era stata un'ondata di proteste, un movimento spontaneo dei pendolari con delle assemblee, e poi si decise per la causa». I pendolari hanno messo tutti i motivi del loro scontento (che poi sono gli stessi che resistono quattro anni dopo): ritardi, sovraffollamento, sporcizia, mancanza di riscaldamento o di condizionamento. Trenitalia, allora titolare della linea, si è appellata al Regio decreto del 1933 che disciplinando il servizio ferroviario si limitaa garantire iltrasporto dei passeggeri dal punto A al punto B senza accennare ovviamente a cose moderne come l'aria condizionata. I ventuno pendolari insieme al loro avvocato Pierluigi Piromalli hanno fatto invece riferimento alle direttive europee che invece stabiliscono un certo livello di comfort e di soddisfazione delle esigenze dei viaggiatori. Il giudice Maria Concetta Caprino ha sfogliato come un carciofo le richieste dei pendolari: i ritardi segnalati non sono stati accolti perché in contrasto con le rilevazioni di Trenitalia, i casi di caldo e di freddo eccessivo non valevano perché non elencati giorno per giorno e vagone per vagone, e lo stesso per il sovraffollamento. È stato invece accolto il caso della sporcizia, perché era stata ampiamente documentata con le fotografie dei viaggiatori. E nel giugno 2012 è stata decisa una sentenza non patrimoniale che prevedeva per i ventuno pendolari il pagamento del doppio della spesa sostenuta per ogni abbonamento acquistato prima del luglio 2008 (quelli precedenti erano caduti in prescrizione), per un totale di circa 90.000 euro. È stato importante - commenta Goffetti -. Non ripaga di una vita da pendolare, ma riconosce il danno biologico e morale, cioè i continui disagi, i ritardi al lavoro e i tanti problemi di ogni giorno». Trenitalia insieme a Trenord, che nel frattempo ha rilevato il servizio, ha presentato appello. Ma invece di farlo al Tribunale di Brescia competente per territorio lo ha presentato a quello di Milano, che nel febbraio di quest'anno non ha potuto fare altro che rilevare la propria incompetenza territoriale e giudicare inammissibile il ricorso. I due enti si sono quindi rivolti alla Cassazione per chiedere di rinviare il tutto a Brescia, mentre i pendolari hanno presentato un controricorso, e ora si aspetta una data per discutere la causa. «È uno strumento difficile, lungo e costoso - conclude Goffetti -. Su migliaia di pendolari in 50 sono venuti alle assemblee e in 21 hanno fatto causa. La cosa migliore è non smettere mai di informare, di fotografare, di mandare e-mail. Per difendersi serve la mobilitazione attiva di tutti». Trenord, in attesa della sentenza, non si esprime: «Riguarda Trenitalia e l'abbiamo ereditata, quindi ci riguarda di rimbalzo».