18 dicembre, Giornata Internazionale del Migrante ma a Lampedusa…

19/12/2013 di Redazione
18 dicembre, Giornata Internazionale del Migrante ma a Lampedusa…

Il 18 dicembre 1972 un camion che doveva trasportare macchine da cucire ebbe un grave incidete nel tunnel del Monte Bianco. A morire furono 28 lavoratori originari del Mali che, per raggiungere la Francia, si erano nascosti nel rimorchio. Da quella tragedia, purtroppo non la prima e  nemmeno l'ultima, il 18 dicembre del 1990 l'assemblea generazione delle Nazioni Unite adottò infattila "Convenzione Internazionalesulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie". I novantatre articoli della Convenzione, tra le altre cose, vietano le discriminazioni, i trattamenti disumani e lo sfruttamento, e sanciscono una lunga serie di diritti indipendenti dallo status legale dei lavoratori migranti. Parlano ad esempio di accesso alle cure essenziali, di libertà di espressione, religione o associazione, garantiscono l'istruzione di base per i loro figli, combattono gli arresti arbitrari e le espulsioni collettive. Purtroppo ad oggi, 23 anni dopo la sua adozione, è stata ratificata solo da 46 Stati, tra i quali non figurano né l'Italia né la maggior parte dei Paesi industrializzati. Questa Giornata dovrebbe rappresentare un mezzo di sollecitazione alla ratifica della suddetta Convenzione, cosicché tutti gli Stati adottino il paradigma dei diritti umani come quadro di riferimento per una corretta disciplina dei flussi migratori. Questa giornata viene celebrata in tutta Italia e nel mondo proprio all'indomani delle immagini rubate dal Centro di accoglienza di Lampedusa e trasmesse dal TG2 che hanno scosso l'opinione pubblica italiana.  Nel servizio televisivo vengono mostrati i migranti in fila, alcuni nudi, per essere sottoposti alla disinfestazione con gli spruzzatori contro la scabbia, che può essere prevenuta con sistemi e medicinali a portata umana. Si riaccendono così i riflettori su Lampedusa dopo la tragedia immane che provocò 500 morti davanti alle sue coste. Tra le persone sottoposte al trattamento ci sarebbero eritrei, siriani, ghanesi, nigeriani, kurdi e, pare, anche alcuni sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre scorso. "Sono immagini gravi e ci hanno scioccato" dice il premier Enrico Letta. A questo punto ci chiediamo, solo adesso l'opinione pubblica e i vertici politici si rendono conto delle condizioni disumane con cui vengono trattati i "detenuti" nei Cie o nei centri di primissima accoglienza? Associazioni, organizzazioni, società civile da anni si oppongono a queste carceri travestite da accoglienza e da anni con rapporti e pubblicazioni, si denuncia un sistema che non funziona e non da dignità agli uomini e alle donne che vi sono reclusi. Il18 dicembre deve essere un momento di riflessione e cambiamento sul difficile, lungo e a volte tortuoso viaggio del migrante, alla ricerca di un luogo dove poter vivere in modo dignitoso. Un giorno in cui tutti dovrebbero riflettere sul tragico destino dei viaggi della speranza che producono più vittime che arrivi. E invece di accoglienza i migranti continuano ad essere vittime di un sistema che non gli offre diritti e protezione. Il 18 dicembre dovrebbe essere tutto l'anno.