Migranti: 40mila all'anno sulle coste europee

05/12/2013 di Redazione
Migranti: 40mila all'anno sulle coste europee

Sono quarantamila i migranti, senza un regolare permesso di soggiorno, che sbarcano, in media ogni anno sulle coste europee. Un totale di oltre 620mila dal 1998 ad oggi. Ad affermarlo uno studio dell'Istituto universitario europeo di Firenze, che dà conto anche del numero più drammatico: quello dei morti, più di 30 ogni mille persone che si imbarcano. Le cifre pongono con urgenza una domanda politica: "Gli Stati Europei devono rivedere drasticamente le loro politiche sull'immigrazione e l'asilo per contrastare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo?" Non del tutto, sostengono i ricercatori; i quali però, allo stesso tempo, sottolineano che molto c'è ancora da fare per interrompere l'ecatombe nelle acque mediterranee. E il primo passo è una riflessione seria su alcuni elementi di base per inquadrare meglio il fenomeno. "Le tratte clandestine per via marittima - si legge nello studio - non sono niente di nuovo. Dal 1998 al 2013, 623.118 migranti sono arrivati in Europa via mare in maniera irregolare. Il 2013, con i suoi 39.420 arrivi non rappresenta che un 'anno medio. Una triste novità, tuttavia, c'è: il tasso di mortalità è aumentato progressivamente dal2001 inpoi, rendendo la rotta marittima verso l'Europa "la più pericolosa al mondo". Nel 2008-2013 le nazionalità maggiormente rappresentate negli sbarchi sono state quella tunisina, eritrea, nigeriana, somala, siriana, afghana, ghanese e maliana. I principali Paesi di provenienza degli irregolari sono dunque quelli in cui è molto difficile, se non impossibile, avanzare richieste di asilo. L'effetto paradossale è che proprio coloro i quali avrebbero maggiormente diritto allo status di rifugiati sono costretti ad affidarsi ai trafficanti di uomini. Per spezzare questo cortocircuito l'Europa può agire su più fronti: per esempio, rafforzando la propria presenza nei Paesi di primo asilo e lavorando per aumentare le capacità di asilo dei Paesi terzi. Ma se prevenire è senz'altro meglio che curare, nondimeno la questione dei respingimenti rimane aperta. Richiamando una sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo (febbraio 2012), i ricercatori scrivono: "Le persone intercettate o salvate in mare possono essere rinviate al punto d'imbarco solo dopo avere dato loro la possibilità di contestare questa decisione davanti alle autorità dello Stato membro". L'impossibilità di garantire questo diritto al ricorso in alto mare pone un altro, spinoso interrogativo: in quale Stato far sbarcare gli irregolari? La Commissione europea ha proposto un regolamento che prevede lo sbarco sulle coste del Paese più vicino. Proposta accolta con una "levata di scudi" da parte dei Paesi mediterranei: a dimostrazione che la questione di fondo, tutta politica, è anche qui quella della solidarietà intra-europea.