Gli scarti alimentari per produrre energia

16/01/2014 di Redazione
Gli scarti alimentari per produrre energia

 "Gli avanzi di ristorazione sono stati annoverati quali sottoprodotti per la produzione di energia rinnovabile dal decreto Dm 6 luglio 2012 - Tabella 1A. Quindi anziché smaltire un rifiuto, questi sottoprodotti potrebbero essere utilizzati nella produzione di biogas e produrre energia. Morale? I ristoranti potrebbero avere un ricavo dagli avanzi della ristorazione e non un costo". Queste le parole di Walter Ringhini, presidente della Fiper (Federazione italiana dei produttori di energia da fonti rinnovabili) a seguito delle preoccupazioni evidenziate dai ristoratori italiani per l'aumento della tassa sui rifiuti legata agli avanzi della ristorazione, la Tares. La Fiper fa l'esempio della Svizzera, a Pontresina, c'è un impianto di biogas che svolge un'importante azione per la sua comunità, ritiran e utilizza gli scarti alimentari di ristoranti, catering e alberghi nei comuni di Pontresina e Saint Moritz. Continua Righini "Non stiamo parlando quindi di fantascienza ma di una filiera già avviata su micro scala, che necessita di un'attenta selezione, gestione e organizzazione logistica di questo tipo di biomasse con conseguente riduzione dei costi per ristoratori e effetti positivi per l'ambiente e ritorni economici sul territorio". Per poter avviare questa filiera anche in Italia, i gestori degli impianti a biogas attraverso Fiper sollecitano il ministero dell'Ambiente da circa 2 anni affinché realizzi il decreto attuativo relativo alla caratterizzazione dei sottoprodotti da impiegare a fini energetici. "Si tratta, infatti, di una filiera di estremo interesse - continua il presidente Fiper - nella sola Lombardia gli avanzi della ristorazione pubblica (scuole, ospedali, case di riposo, enti pubblici dotati di mensa), secondo i dati pubblicati dal Politecnico di Milano nel progetto Bioregione, si aggirano intorno alle 20.000 tonnellate annue, corrispondenti a 1-2 milioni di mc di biogas producibile in un anno, ovvero circa 5-10 milioni di kWh di energia primaria.