Assocıazıonı deı mıgrantı e bıblıoteche ınsıeme per la “due gıornı” sulla lıngua madre a Bologna

27/02/2014 di Redazione
Assocıazıonı deı mıgrantı e bıblıoteche ınsıeme per la “due gıornı”  sulla  lıngua madre a Bologna

La sinergia tra le associzioni di migranti (quelle locali e quelle lontane, rappresentate  dalla rete europea del progetto OMS), la rete delle biblioteche comunali e il centro interculturale Zonarelli ha prodotto una serie di eventi, partecipati e articolati, che ha attraversato la città per due giorni, 21 e 22 febbraio. Ha aperto le danzela biblioteca Sala Borsae le 15 biblioteche di quartiere, proponendo letture bilingui per bambini con il supporto di decine di "lettori volontari" provenienti da tanti paesi. La ricca giornata di sabato, presso il Centro interculturale Zonarelli, invece si è artricolata in due momenti distinti: alla mattina un convegno focalizzato sulle associazioni di migranti e il loro ruolo di agenti di co-sviluppo, iniziativa realizzata nel quadro del progetto europeo di rete OMS ("Le Organizzazioni dei Migranti per lo Sviluppo per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio") e al pomeriggio la vera e propria festa delle "Scuole di Lingua Madre" attivate dalle comunità migranti per i propri bambini. Alla discussione del mattino hanno partecipato, oltre a  numerose "Scuole di Lingua Madre" (tre marocchine, due eritree, una filippina, una somala), alcuni rappresentanti della rete europea coinvolta nel progetto (IDD-Parigi, Sunugal-Milano, GAO Cooperazione internazionale-Cosenza, Sopra i ponti-Bologna), della  biblioteca Sala Borsa, del centro interculturale Zonarelli di Bologna, del Centro interculturale di Parma, della rete Cibopertutti/Kuminda di Parma, della Scuola di Lingue dell'Università di Bologna. Il tema del diritto a mantenere la propria lingua è stato declinato alla luce degli Obiettivi del Millennio: l'obiettivo n, 2, infatti, riguarda il diritto all'istruzione, ma le associazioni dei migranti hanno puntato il dito verso un modello di scuola non sufficientemente inclusiva in quanto non contempla le diversità linguistiche dei suoi alunni e ne mortifica le competenze non riconosciute.La Dr.sa Fernanda Minuz, collaboratrice della Scuola di lingue dell'Unibo e dell'Università per stranieri di Siena, ha ricordato come  ancora viga un modello sette-ottocentesco che, nell'equivalenza tra una lingua e una nazione tende ad appiattire e negare le differenze e le minoranze. Ma se questo modello non è in realtà mai stato vero,  oggi è assolutamente tempo di superarlo, rifondando un'etica della cittadinanza su altri valori e altri parametri che riconoscano e rivalutino il plurilinguismo, quello storico e quello nuovo, del nostro paese. Ha auspicato che le iniziative di insegnamento delle lingue di cui i i migranti sono portatori si diffondano e si qualifichino sempre più, nell'ottica di garantire una risorsa culturale preziosa per il paese atta a mantenerlo al passo con i tempi, anche attraverso l'azione dei paesi di provenienza dei migranti, sull'esempio della Cina. Assistiamo infatti negli ultimi anni a un rapido e ampio aumento dell'offerta di corsi di lingua cinese che vanno di fatto ad arricchire l'offerta formativa di molte scuole italiane grazie all'azione dell'Istituto Confucio, sostenuta economicamente dallo stato cinese. Sarebbe auspicabile che lo stesso avvenisse per altre lingue e altri paesi, a cominciare dai paesi del Maghreb per la lingua araba. Su questo punto ha espresso un'opinione significativamente divergente Abdallah Zniber, eponente di IDD (Immigration Développement Démocratie, Parigi, rete associativa della diaspora marocchina in Francia) il quale ha sostenuto al contrario che l'offerta formativa linguistica compete allo stato e quindi, coerentemente, al sistema di istruzione pubblico che ha il compito di garantire a tutti i suoi alunni un'offerta completa, di qualità e adeguata ai tempi e alle sfide della modernità. Dal suo punto di vista il ruolo della società civile è di fare pressione, agire a livello culturale per far emergere i nuovi bisogni e così orientare le scelte del sistema pubblico di istruzione, non di tentare di sostituirsi ad esso, pena il rischio di creare dei ghetti culturali nella società. Anche la strada dei trattati bilaterali tra stati per garantire l'insegnamento della lingua d'origine ai giovani di seconda generazione non è la strada giusta secondo lui, in quanto, pur aumentando l'offerta, manterrebbe le lingue proposte nella condizione mortificante di "lingue dei migranti", mentre dovrebbero essere considerate a tutti gli effetti lingue straniere viventi, dunque una risorsa per tutti i giovani del paese. Ha fatto l'esempio delle lingue araba e cinese, lingue che godono dello status di lingue ufficiali dell'ONU, e di un prestigio riconosciuto universalmente e che è ridicolo confinare nel ghetto delle  "lingue di migranti" come se non potessero presentare un'interesse per la generalità degli studenti e dei cittadini. La questione di come gestire a livello scolastico l'offerta di una vasta gamma di lingue straniere dovrebbe essere affrontata, secondo questa visione, a livello cittadino e non di singola scuola, individuando in ogni città alcune scuole dei "poli scolastici linguistici" differenziati. A mio avviso la divergenza tra queste due opinioni riflette bene la differenza tra il punto di vista francese e quello italiano: laddove in Francia appare naturale, di fronte all'emergere di un bisogno sociale, rivolgersi allo stato e aspettarsi da esso delle risposte, in Italia al contrario lo stato è proprio  l'ultima cosa a cui si penserebbe e appare quindi naturale puntare direttamente sull'autorganizzazione a livello di società civile, al limite con il supporto di attori esterni. Inoltre probabilmente sulla differenza di visione gioca anche il fatto che in Francia la componente migratoria arabofona è largamente maggioritaria, mentre in Italia il quadro è complicato dall'estrema varietà e frammentazione dei migranti quanto alla provenienza e alla lingua d'origine. Fernanda Minuz ha poi presentato un interessante progetto di ricerca-azione, promosso dal centro Zonarelli in collaborazione con la Scuola di Lingue dell'Università di Bologna e con l'Osservatorio linguistico permanente dell'italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia dell'Università per Stranieri di Siena, che si propone la "mappatura linguistica della città di Bologna", ossia di rendere visibili quante e quali lingue sono effettivamente usate, parlate e scritte, oggi a Bologna, attraverso l'osservazione attenta di alcune zone significative della città. Questa ricerca si concluderà con una esposizione pubblica dei materiali raccolti e catalogati e delle analisi che li accompagneranno. Particolarmente toccante e significativa, infine, è stata la testimonianza di Houda El Fasi, giovane di seconda generazione, esponente dell'associazione Donne di qua e di là di Parma, la quale ha espresso tutto il suo rammarico per non aver potuto imparare a leggere e scrivere in arabo, pur essendo in grado di esprimersi correntemente in dialetto marocchino, con la conseguenza di sentirsi analfabeta e incapace di decifrare qualsiasi comunicazione scritta quando si trova nel suo paese d'origine, con cui ha mantenuto relazioni ricche e profonde, e la frustrazione per non poter  agire come interprete mancandole la capacità di esprimersi in forma scritta in arabo. Le diverse iniziative di insegnamento autogestito in modo volontario che le sono state proposte durante la sua infanzia e adolescenza, purtroppo, non sono mai state all'altezza delle esigenze, ma lei non ha perso le speranze. L'appello della giovane parmense è stato prontamente raccolto dalla presidente e dal vicepresidente del Centro interculturale di Parma, Svetlana Erokhina e Lotfi Ben Hammouda, che si sono detti entusiasti di conoscere le esperienze bolognesi e decisi ad impegnarsi nella stessa direzione. Diversi altri interventi, come l'associazione Sopra i ponti, l'associazione Sunugal (Senegal-Milano),la rete Cibopertutti/ Kuminda (Parma), l'ass Socado (Somalia - Bologna) si sono focalizzati su altri aspetti dell'attivismo dei migranti per il co-sviluppo, rivolti agli altri obiettivi del millennio, come il diritto al cibo, la parità di genere, la tutela dell'ambiente e il partenariato internazionale. Quest'ultimo, ha ricordato Abdallah Zniber di IDD, quando è inteso nell'azione dal basso che costruisce relazioni tra associazioni di base, rappresenta un vero e proprio percorso per l'affermazione dei diritti di cittadinanza a livello mondiale. Dopo il pranzo, preparato dall'associazione Annassim - Donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo, la parola è passata alle Scuole di Lingua Madre che hanno letteralmente e allegramente riempito la sala di bambini, i quali hanno cantato e recitato poesie e racconti in: ungherese, arabo, tamil, tigrigno, cingalese, rumeno e filippino, indossato costumi tradizionali e proposto danze folkloriche dei loro paesi d'origine. Le operatrici della Sala Borsa, decentratesi al centro Zonarelli per l'occasione, hanno gestito per tutta la giornata un punto biblioteca, con iscrizioni e prestito libri, e un angolo di animazione per più piccoli con letture in diverse lingue. Decisamente di basso profilo, invece, la presenza del mondo della scuola, che pure spesso lamenta una difficoltà di dialogo con le famiglie degli alunni di origine straniera e dunque avrebbe potuto trovare una preziosa occasione per tessere relazioni. Segnale, forse, e conseguenza del difficile momento che la scuola italiana attraversa, tra disinvestimento pubblico e crescente complessità del quadro sociale.  Segno anche che, se pure è stato fatto un primo passo, è ancora lungo il percorso dei migranti verso la piena cittadinanza. Un buffet dal mondo offerto dalle associazioni ha concluso la giornata con focacce di varie tradizioni, tè alla menta e il bellissimo rito del caffè dall'Eritrea.
Antonella Selva "Sopra i Ponti" Bologna