Caporalato nel Pontino

27/02/2014 di Redazione
Caporalato nel Pontino

Non si allenta la presenza delle agromafie a Latina: è dei giorni scorsi l'ennesima scoperta di un giro di documenti falsi per l'assunzione fittizia di cittadini indiani e bengalesi. Il commissariato di Fondi ha denunciato 34 persone, di cui uno solo straniero: finti imprenditori che richiedevano centinaia di nullaosta per lavoro dietro compenso, tentando di sistemare le pratiche senza di fatto formalizzare le assunzioni degli stranieri. Non è che una delle forme di sfruttamento dei cosiddetti «braccianti fantasma», che nel Lazio sarebbero ormai oltre 15 mila. Se ne è parlato nel convegno «Terra, lavoro e libertà» voluto da Libera, Legambiente e Flai Cgil, che hanno diffuso i dati allarmanti del «mercato delle braccia» in Regione: i lavoratori impiegati «in agricoltura nel Lazio sono complessivamente 37.404 (dati Inps 2011) e questo potenziale viene spesso mortificato dalla forte presenza dell'illegalità in questo settore - spiega il dossier -. Impossibile quantificare l'evasione contributiva e la mancanza di introiti per lo Stato, anche perché spesso l'irregolarità lavorativa, soprattutto per le stagionalità delle raccolte agricole, si sovrappone a tanti altri fenomeni illegali: il caporalato, la tratta di essere umani, la riduzione in schiavitù e l'infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione della manodopera. A dimostrarlo sono i dati in merito agli arresti; solo nel 2012 sono stati circa 550 le persone arrestate per queste tipologie di reato su tutto il territorio laziale». Secondo le stime della Flai Cgil, Latina è il territorio che ospita più della metà dei lavoratori irregolari dell'intera regione. Solo negli ultimi due anni sono state più di 30 le denunce per riduzione in schiavitù, caporalato e sfruttamento lavorativo; la più colpita dallo sfruttamento è la comunità indiana. Per gli indiani «il viaggio della speranza costa mediamente dai 5.000 agli 8.000 euro e comprende: spese di trasporto e nulla osta provvisorio per entrare in Italia. La loro giornata tipo è fatta da 12/14 ore di lavoro nei campi. I braccianti sono utilizzati (ovviamente in nero) per la raccolta dei prodotti o per l'allevamento del bestiame, con una movimentazione continua da un campo all'altro a seconda del fabbisogno. I più fortunati vengono pagati dai 2 ai 4 euro l'ora. Nell'unica giornata libera, la domenica, si riuniscono nei templi per pregare, mangiare e passare almeno una giornata a in comunità. In provincia di Latina ci sono 4 templi di grandi dimensioni: uno a Sabaudia, - ormai troppo piccolo uno a S.Vito, Fondi e l'altro a Pontinia ma ce ne sono altri tre nelle zone limitrofe (Velletri, Lavinio e Campoverde) e due a Roma. In ognuno di questi templi la domenica si contano più di 1500 persone». In alcune aziende - si legge ancora nel dossier - si sono registrate prepotenze e violenze di varia natura. Dal salario non corrisposto anche per diversi mesi, a violenze fisiche come percosse, ad altre di carattere psicologico, come nel caso di lavoratori indiani costretti a chiamare i datori di lavoro «padroni», ad abbassare la testa e a fare due o tre passi indietro prima di rivolgersi a loro. Quanto sia pericoloso fare informazione sulle agromafie nel pontino lo dirà lunedì 24 un convegno organizzato proprio a Latina da Libera. «Legalità, verità e giustizia - scrivono gli organizzatori- sono i valori alla base del lavoro dei giornalisti e nei quali si riconoscono gli operatori dell'informazione che ogni giorno si battono per dare all'opinione pubblica i criteri d'interpretazione della realtà, attraverso uno scrupoloso racconto dei fatti, libero e senza condizionamenti. E i giornalisti del Lazio sono in prima fila in questa battaglia quotidiana, come dimostrano i recenti casi di giornali in pericolo di chiusura e delle minacce con querele contro chi vuole informare correttamente».