Commemorazione di Modesta Valenti e di tutti i senza dimora che non ce l’hanno fatta

06/02/2014 di Redazione
Commemorazione di  Modesta Valenti  e di tutti i senza dimora che non ce l’hanno fatta

Via Modesta Valenti è una strada fittizia, istituita nel 2002 dal Comune come «indirizzo anagrafico convenzionale» per le persone senza fissa dimora. L'indirizzo  permette ai senza dimora di beneficiare di alcuni diritti che la condizione di senza dimora preclude, esercitare il diritto di voto, ottenere i documenti d'identità e le relative certificazioni, ottenere ogni tipo di contributo o prestazioni e accedere ai servizi. Il nome della via non è casuale: Modesta Valenti era una senza fissa dimora di 71 anni che viveva nei pressi della stazione Termini. Il 31 gennaio 1983 la donna ebbe un malore e l'equipaggio dell'ambulanza si rifiutò di caricarla a bordo perché era sporca e con i pidocchi. L'anziana morì dopo ore di agonia senza alcun soccorso. Pochi giorni fa, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, l'elemosiniere apostolico, arcivescovo Konrad Krajewski, ha celebrato una messa in memoria di Modesta e dei quasi mille senza fissa dimora che in questi 31 anni sono deceduti nelle strade della Capitale. Solo l'anno scorso in Italia sono morti 119 clochard. Nei mesi di gennaio, febbraio e settembre i decessi sono stati uno ogni due giorni. A Roma, su 8.000 senza dimora, 2.500 vivono in alloggi di fortuna, mentre 2.000 sono costretti a dormire in strada. I morti accertati nella capitale nel 2013 sono stati 30. In strada non si muore solo di freddo, ma anche per incidenti, malattie, violenze. «Molti senzatetto non resistono al freddo - spiega la Comunità di Sant'Egidio - ma in questi numeri si deve tener conto anche di chi è morto di vecchiaia e per patologie». I teatri di queste tragedie umane sono spesso le stazioni ferroviarie e le periferie, ma accade anche in centro e nei salotti "bene" della Capitale. Il 27 gennaio 2013  due senza dimora somali di 25 e 30 anni sono morti carbonizzati nel sottopasso di Corso Italia, a due passi da via Veneto. L'incendio probabilmente è stato causato da un piccolo fuoco acceso dai due per riscaldarsi dal freddo. Andrea, una transessuale colombiana di 28 anni, l'estate scorsa è stata massacrata di botte e abbandonata nei pressi della stazione Termini. I suoi funerali sono stati celebrati solo dopo cinque mesi, il 27 dicembre, perché l'ambasciata colombiana stava cercando qualche parente, qualche persona chela conoscesse. Ma Andreaera sola al mondo. Chi non ce la fa a sopravvivere in strada sono soprattutto gli over 60,  fisico debilitato dalla vecchiaia oltre che da una vita di stenti. L'undici dicembre 2013 il corpo di un uomo polacco di 63 anni è stato trovato all'interno del terminal Gianicolo, a poche centinaia di metri dall'Università Urbaniana e da Piazza San Pietro. Papa Francesco ha espresso «profondo dolore» per la notizia e il 17 dicembre ha deciso di trascorrere il suo settantasettesimo compleanno con quattro clochard. Su richiesta degli studenti dell'Università pontificia i funerali del 63enne polacco sono stati celebrati il 10 gennaio nella Cappella dell'Ateneo. I temporali e i nubifragi di questi giorni non semplificano certo la situazione. «Bisognerebbe rafforzare l'accoglienza. Già rispetto agli anni scorsi, i posti per dormire al coperto sono aumentati, ma non basta» spiega la comunità di Sant'Egidio, che ha realizzato anche una guida in cui sono indicati i luoghi dove dormire, mangiare, lavarsi. Tuttavia, nonostante i numeri descrivano ancora una situazione tragica, secondo Sant'Egidio un piccolo passo in avanti è avvenuto: «Quest'anno abbiamo avuto un aumento dei volontari. La gente sta capendo che bisogna intervenire prima che una persona possa finire in strada».