Italiani ultimi in Europa per i servizi

20/02/2014 di Redazione
Italiani ultimi in Europa per i servizi

Ancora una volta lo mette nero su bianco un'inchiesta della Commissione europea, rielaborata dall'ufficio studi della Confartigianato: l'Italia è ultima per qualità dei servizi in Europa, alla pari conla Grecia. Davantiabbiamo trenta Paesi: tutti gli altri partner dell'Unione europea più Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera. E il fatto ancora più avvilente è che delle 83 città prese in esame Roma occupa la casella numero 81. La capitale d'Italia è dunque la peggiore fra tutte le capitali europee per qualità dei servizi locali: trasporti pubblici, pulizia delle strade, rifiuti urbani. Non che le nostre città del Nord brillino particolarmente, considerando che Bologna galleggia a metà classifica (posizione numero 39), mentre Verona e Torino non raggiungono nemmeno la mediocrità (rispettivamente ai posti 45 e 52). Ma la differenza fra le aree del Paese, come sottolineano i numeri contenuti nel documento della Confartigianato, è comunque talmente macroscopica da non poter essere trascurata. Negli ultimi dieci anni il costo dei servizi pubblici locali non energetici (le forniture di gas e luce sono fortemente influenzate dai prezzi delle materie prime) è aumentato in Italia del 73,3 per cento, a fronte di un'inflazione del 24,1. Il rincaro reale è stato perciò del 49,2 per cento, quasi tre volte e mezzo la crescita del 14,9 per cento registrata al netto dell'inflazione nei 17 Paesi dell'euro. E nonostante i rincari, le aziende pubbliche erogatrici di quei servizi non godono di buona salute. Lo studio della Confartigianato mostra che nel 2011 delle 6.151 imprese controllate da Regioni, Province e Comuni soltanto 2.879 (meno della metà) hanno chiuso il bilancio in utile, mentre 1.249 hanno archiviato l'anno in pareggio e le restanti 2.023 hanno presentato conti in rosso. Infine, nota ancora la Confartigianato, il prezzo dei servizi appare sempre più sganciato tanto dalla qualità quanto dalla produttività. Prendiamo il trasporto urbano: il costo per chilometro va da un minimo di 1,48 euro in Umbria fino a4,42 inLombardia,5,16 inSicilia,7,14 inCampania e 7,40 nel Lazio, dove la sola municipalizzata romana (Atac) ha quasi 12 mila dipendenti. E sono sempre gli autisti umbri quelli che percorrono più chilometri in un anno: mediamente 54.749. Nel Lazio ogni addetto alla guida ne fa invece 31.543 e in Lombardia 29.629, ma in Campania si scende a 19.170, per toccare il fondo in Sicilia con 17.210. «Nel Mezzogiorno», insiste il rapporto dell'organizzazione degli artigiani, «un autista del servizio di trasporto pubblico urbano ha una percorrenza inferiore del 16,1 per cento alla media nazionale». Ma un guidatore siciliano lavora addirittura un terzo di un suo collega dell'Umbria. Ci si può allora lamentare che neanche un cittadino su quattro, in Sicilia, si dichiari soddisfatto del servizio?