Una scrittrice lancia l’allarme: la cucina italiana è a rischio

20/02/2014 di Redazione
Una scrittrice lancia l’allarme: la cucina italiana è a rischio

Jeannie Marshall, scrittrice canadese trapiantata da qualche anno a Roma, ha lanciato sulle colonne di un quotidiano nazionale l'allarme: gli italiani corrono il rischio di imitare le peggiori abitudini degli americani, decretando la fine della sana cuna nostrana. Jeannie si domanda: "Si può ancora comprare mozzarella di bufala fresca a Roma, puoi trovare le puntarelle al mercato d'inverno? Certo che sì. I mercati sono pieni di frutta e verdura fresche e di stagione. A guardarle da questo punto di vista, le tradizioni alimentari italiane sembrano vive e vegete. Ma tra vent'anni sarà ancora così? Forse no, temo, a meno che non prestiamo attenzione a come diamo da mangiare ai bambini in questo paese". Il problema, sostiene l'autrice, è che molti italiani stanno prendendo il peggio delle pratiche alimentari nordamericane. "Stando alle statistiche dell'Ocse, solo 1 italiano su 10 è sovrappeso o obeso  -  uno dei tassi più bassi d'Europa. Ma per i bambini, il tasso è di 1 su 4. Uno dei più alti tra i paesi Ocse. I bambini che crescono in un paese con tradizioni alimentari forti e sane imparano sin da piccoli che sapore ha il cibo del loro mondo". E conclude: "Qui in Italia dovrebbe avere il sapore un po' amaro della cicoria ripassata, delle pasta con le acciughe, pomodori e capperi. Un buono spuntino potrebbe essere una fetta di prosciutto, qualche oliva, un pezzo di pane di Lariano con quella che è la risorsa naturale più incredibile dell'Italia: l'olio d'oliva". Invece troppi bambini italiani stanno sviluppando un gusto per gli hamburger da fast food, gli stessi ovunque nel mondo. Mangiano patatine fritte, bastoncini di pesce e chicken finger. Come spuntino merendina di farina e zucchero, o mangiano lo yogurt per bambini fatto con grandi dosi di zucchero e componenti chimiche. Prima che le merendine diventassero così popolari, la maggior parte dei bambini italiani dovevano aspettare dopo il pranzo o le cena della domenica per avere una fetta di crostata fatta in casa. Questi bambini stanno crescendo con i sapori dell'industria alimentare globale. E non è solo un problema dell'Italia.La cosiddetta Dietaoccidentale sta scalzando tradizioni culinarie in tutto il mondo. Per esempio, l'isola di Pohnpei in Micronesia era un tempo uno dei luoghi più sani del mondo, con una cultura alimentare fatta di numerose varietà di papaia, agrumi, zucche e spinaci, pesce e carne. Alla fine degli anni 40 non esistevano obesità o malnutrizione. Nel 2005, oltre la metà dei bambini mostravano deficit di vitamina A. La loro dieta era cambiata, ora mangiano cibi confezionati e non più i loro cibi.