Valle del Sacco, il fiume esondato potrebbe spargere veleni

06/02/2014 di Redazione
Valle del Sacco, il fiume esondato potrebbe spargere veleni

Non c'è pace per gli abitanti della Valle del Sacco. Proprio mentre riprende il processo a carico dei responsabili del gravissimo caso di inquinamento chimico nell'area scoperto ben sette anni fa, il maltempo ha fatto uscire dagli argini il fiume vicino a Ceccano. Si teme che l'esondazione riporti sul terreno le sostanze inquinanti che hanno avvelenato il terreno per decenni, tra cui il famigerato betaesaclorocicloesano (Beta-HCH), responsabile di seri danni alla salute. «Il Beta-HCH - ricorda Alberto Valleriani della Rete per la tutela della Valle del Sacco - si è depositato sul letto del fiume, e in occasioni straordinarie come queste piogge potrebbe essere sollevato dal fondo del corso d'acqua e trasportato alle campagne o comunque a tutti i territori circostanti», specie a quelli più a valle. In questo clima d'allarme rinnovato si riapre il processo penale, presso il tribunale di Velletri, per la contaminazione della Valle del Sacco dovuta all'interramento dei fusti tossici nell'area industriale ex Snia Bpd di Colleferro, dopo due anni di udienze preliminari e l'annullamento per un banale vizio di notifica. Alla richiesta di costituzione parte hanno già aderito 50 cittadini tra quanti hanno effettuato le analisi cliniche attestanti la presenza di betaesaclorocicloesano nel proprio sangue. Il più recente rapporto di sorveglianza del giugno 2013 prodotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Lazio, eseguito su 643 persone, avanza precise indicazioni sulla correlazione tra il Beta-HCH e alcune alterazioni biologiche. «In questa indagine - si legge nelle conclusioni del rapporto - sono stati messi in evidenza livelli significativi di Beta-HCH in una popolazione nota per essere stata esposta a tale inquinante, prevalentemente attraverso alimenti e bevande. I dati emersi dalla sorveglianza sanitaria della popolazione presa in considerazione hanno permesso di mettere in luce alcuni effetti biologici. In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nel sesso femminile. È stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive». Gli interventi di bonifica sono in corso: per dare un'idea delle dimensioni dell'intervento, occorre ricordare che la superficie (1170 kmq) è di poco inferiore all'estensione dalla città di Roma (1285 kmq). «Sul Bacino del fiume Sacco - aggiunge Legambiente - occorre inoltre ridurre l'eccessiva pressione industriale che c'è sul corso d'acqua e i suoi affluenti: sono ben gli 88 scarichi industriali autorizzati, la concentrazione più alta di tutto il territorio laziale, che sversano nella valle ben 17 milioni di metri cubi di reflui industriali».