Rapporto dell’European Migration Network sulla sicurezza lavorativa dei migranti

27/03/2014 di Redazione
Rapporto dell’European Migration Network sulla sicurezza lavorativa dei migranti

Il 26 Marzo 2014 si è tenuta la presentazione del VII rapporto dell'European Migration Network  sull'accesso al sistema sicurezza sociale dei lavoratori migranti. A condurre il dibattito dal titolo "Immigrati e sicurezza sociale: il caso italiano", è stata la mediazione di Franco Pittau Responsabile scientifico del Centro Studi e Ricerche IDOS- European Migration Network e vi hanno preso parte varie rappresentanze istituzionali tra cui il Prefetto Riccardo Campagnucci, Vice Capo Vicario Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell'Interno, il quale ha introdotto l'argomento ponendo l'attenzione sul livello della qualità della tutela dei cittadini non comunitari, auspicandone il funzionamento in egual misura sia per questi ultimi che per i lavoratori italiani. "La qualità dell'integrazione nasce anche sugli aspetti della tutela del lavoro, è una questione di civiltà" sostiene il Prefetto ritenendo necessario affrontare il tema della collocazione degli immigrati nell'ambito della sicurezza sociale in maniera più articolata e con un'ideologia differente che sia in grado di uscire dai comuni stereotipi sull'immigrazione.
Una questione molto dibattuta ripresa da più relatori come Alberto Bordi, Vice Prefetto Direzione Centrale per le Politiche dell'Immigrazione e dell'Asilo, Antonio Ricci, referente IDOS presso il Punto Nazionale di Contatto EMN (European Migration Network) e Enrico Cesarini, rappresentante ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), è stata quella dell'esportabilità delle prestazioni previdenziali in caso di rimpatrio in un Paese non convenzionato in materia pensionistica, prima di aver maturato il requisito contributivo minimo. L'inadeguatezza legislativa a tal proposito rappresenta, per il Vice Prefetto Alberto Bordi, una violazione del principio della giustizia, un principio ecumenico e universale che deve regolare quelli della legalità e dell'equità.
Secondo il rapporto EMN nel 2012 gli stranieri occupati sono stati 2,3 milioni, tre quarti dei casi non comunitari, i quali percepiscono in media uno stipendio inferiore del 25% rispetto agli italiani. In Italia il 60%  della spesa della sicurezza sociale viene utilizzata per anziani e superstiti e il 31,5% per malattia/salute e disabilità. Di queste prestazioni di sicurezza sociale, solo 1.0 % degli stranieri non comunitari accede alle pensioni assistenziali e lo 0,2% alle pensioni contributive (invalidità, vecchiaia, superstiti). Il dato dei titolari di pensioni può trovare una spiegazione nel numero ridotto di stranieri che superano i 65 anni in Italia (nel 2012 erano lo 0.6%). Nei prossimi anni si stima che il differenziale pensionistico tra la popolazione italiana e quella immigrata andrà ridimensionandosi anche se permarranno significativi aspetti di iniquità. I futuri immigrati pensionati saranno destinati ad aumentare il numero dei poveri nel Paese. La parità di trattamento deve essere assicurata a tutti i lavoratori ma, come sottolinea Enrico Cesarini (ASGI), trattare allo stesso modo situazioni diverse può comportare un problema di equità.
Al termine della mattinata sono state suggerite varie proposte per un approccio più critico e risolutivo alla materia. Antonino Sorgi, Presidente del Centro Unitario dei Patronati Sindacali, si dice disponibile ad avviare un processo più costruttivo di integrazione per un cambiamento di visioni che metta al centro l'uomo. Sulla stessa linea propositiva si trova il Senatore Claudio Micheloni, Presidente della Commissione per gli italiani all'estero, che sostiene la necessità di concepire l'immigrato non più come oggetto ma come soggetto politico e propone, a tal fine, alle comunità immigrate di istituire un tavolo di lavoro in grado di avanzare suggerimenti e nuove idee per un dialogo con i rappresentanti parlamentari. Da tutti i relatori è arrivata l'unanime richiesta di un maggiore coinvolgimento di una politica meno populista, che metta in atto strategie d'intervento a favore degli immigrati non comunitari ripartendo, magari, dall'esperienza maturata nella tutela previdenziale degli italiani all'estero.