Ciao Aldo

30/04/2014 di Redazione
Ciao Aldo

Quando arrivi a Ladispoli prendi l'uscita a destra, appena fuori dalla stazione c'è la Bottega Il Fiore, quella di Gianna e Aldo, dove trovi prodotti e processi solidali. E' in Bottega che ho incontrato Aldo, prima una formazione per il servizio civile, poi per l'acqua, una battaglia tanto semplice quanto essenziale, tenere l'acqua fuori dal mercato, renderla umana, amica, tenerla nelle brocche, sentirla propria, difenderla, nelle scuole, con i bambini, con tutti.
Perché è questo che faceva Aldo, non si ergeva a sapiente, non dispensava lezioni, ma sentiva e ti proponeva di sentire i legami forti con gli elementi, l'ambiente , gli altri.
Aldo "vedeva" concretamente questi legami, e nutriva la religiosità naturale di chi si sente ri-legato, connesso con il mondo, con l'esistente. E' stato un uomo mite, non alzava la voce, non gestiva potere e a tanti sembrava un uomo innocuo, ma la sua acqua gli aveva insegnato l'arte del procedere, dell'avanzare naturale e necessario, del continuare a scorrere verso la meta.
E, con sua moglie Gianna e i figli, ha avuto la capacità di tessere comunità, di ri-legare intorno a se giovani e adulti, autorità e cittadini.
L'iniziativa più grande con lui, con loro, noi l'abbiamo vissuta con A Modo Bio, una serie di serate, incontri, approfondimenti che ci hanno portato a spaziare negli usi e ragioni dei modi di produrre e scambiare beni, saperi e sapori.
Aldo in questo è stato eroico, ha scelto la sfida più ardua, trovare, per dirla con Calvino, nell'inferno del commercio quel che inferno non era e farlo durare e dargli spazio. Un uomo sobrio come lui, un non consumatore per essenza, impegnato nell'impiantare un altro modo di produzione, un altro mondo di scambio, con tenacia, con piacere, con consapevolezza, conscio che la sfida non è solo nel prodotto che si sceglie, ma nella socialità che quel prodotto porta con se.
Tanto conscio da scrivere, in un suo articolo pubblicato in reti solidali: "Purtroppo penso che diventiamo sempre più funzionali a questo modello commerciale ed economico e veniamo travolti da questa logica di pensiero unico: consumare... consumare... consumare ... per sfuggire alla paura del vuoto e coltivare l'indifferenza".
E' questa la sfida che Aldo ci consegna, la capacità di riempire il vuoto non di prodotti, ma di processi e relazioni, nutriti di interesse e coinvolgimento, avendo il coraggio di fare il nostro passo, perché non è più tempo per l'attesa, ma per la partecipazione.

Claudio Tosi