Immigrazione: tra sbarchi e rimpatri forzati

10/04/2014 di Redazione
Immigrazione: tra sbarchi e rimpatri forzati

Gli sbarchi dei migranti dei primi mesi del 2014 sembrano essere fortemente condizionati dall'instabilità politica ed economica di molti paesi dell'Africa. Nei primi tre mesi del 2014 il numero dei migranti arrivati via mare nel nostro paese è addirittura di 13 volte superiore paragonato allo stesso periodo del 2013. Come osservato dalla fondazione Leone Moressa che osserva le dinamiche dell'immigrazione, la regione prevalentemente coinvolta dal fenomeno crescente è la Sicilia, in cui si registrano il 98% del totale degli sbarchi del 2014. Tale aumento e la forte crescita di domande di asilo preludono a una situazione dell'immigrazione difficile da gestire nel futuro prossimo, specie se l'Italia sarà costretta a gestirla da sola. Dal 2011 al 2013 il flusso degli sbarchi è stato instabile: nel 2011 sono arrivati sulle coste italiane quasi 63mila migranti, l'anno successivo si è registrato un crollo del 80% (13 mila) e nel 2013 una nuova crescita (43 mila). Inoltre, nel 2011 oltre l'82% dei migranti sbarcava a Lampedusa Linosa e Lampione mentre l'anno successivo in quelle isole sbarcava solo il 34% del totale e il resto delle località siciliane registrava un incremento massivo degli sbarchi, dal 7% al 47%. I primi dati del 2014 confermano questa tendenza. Per quanto riguarda le richieste d'asilo l'Italia nel 2013 non è stata tra i primi posti nei paesi UE: capeggiava la Germania con 127mila richieste, seguita da Francia (65mila) e Svezia (54mila), ma nei primi tre mesi del 2014 i richiedenti d'asilo in Italia sono già oltre 11.000 e se pensiamo che lo scorso anno sono state 28mila, il nostro paese è destinato a scalare la classifica europea quest'anno.
Le operazioni congiunte di rimpatrio forzato coordinate dall'agenzia per il controllo delle frontiere dell'Ue, invece, sono state 209 tra il 2006 e il 2013, per un totale di 10.855 migranti rimpatriati. Solo nel 2013 se ne sono svolte 39, coinvolti 2.152 migranti rispediti ai loro paesi d'origine e nel 2012 similmente sono state 38. Frontex nel 2007 si limitò a supportare l'organizzazione del rimpatrio forzato di 50 cittadini nigeriani organizzato dall'Italia e da Malta, mentre a partire del 2009 il suo intervento si è fatto più sostanziale: l'agenzia ha partecipato nel corso degli anni a diversi voli congiunti diretti in Colombia, Equador e Nigeria trascurando spesso le questioni più delicate dei diritti umani e la materia del salvataggio in mare. Secondo Cecilia Malmström, commissaria agli affari interni dell'Ue, la condizione attuale relativa al trattenimento dei migranti in alcuni stati membri genera ancora serie preoccupazioni. Bisogna impegnarsi per cercare di formulare e applicare una politica credibile e umana che salvaguardi I diritti fondamentali e la dignità umana, prescindendo dallo status politico del migrante, questo il punto teorico dell'UE, sebbene Francia e Inghilterra negli ultimi tempi stiano adottando misure fortemente respingenti dei migranti.
La Commissione ritiene che sia necessario intervenire sulle modalità di trattenimento, costituendo misure più sistematiche e soluzioni alternative anche tramite l'istituzione di sistemi indipendenti di monitoraggio dei rimpatri forzati. Dando uno sguardo ai dati, c'è un enorme divario tra il numero di persone nei confronti delle quali è stata dichiarata una decisione di rimpatrio (circa 484mila nel 2012, 491mila nel 2011 e 540mila nel 2010) e quelle che effettivamente hanno lasciato l'Ue accogliendo tale disposizione (circa 178mila nel 2012, 167mila nel 2011 e 190mila nel 2010).
L'esigenza e la condizione italiana è in questo caso particolare: giusto la settimana scorsa è stato approvato il ddl che sostanzialmente abolisce il reato di clandestinità, in un momento in cui i numeri dell'immigrazione crescono esponenzialmente e si va incontro alla stagione più "calda" del fenomeno.