La Fondazione Romanì sulla Giornata Internazionale del Popolo Rom

10/04/2014 di Redazione
La Fondazione Romanì sulla Giornata Internazionale del Popolo Rom

Da 43 anni si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale del popolo Rom. Celebrare questa giornata significa definire insieme il nostro futuro politico e culturale, con la consapevolezza di popolo. Dopo 43 anni ancora molti non conoscono questa giornata ed il suo significato, compreso gran parte delle persone delle comunità romanès. Le iniziative per celebrare questa giornata sono pochissime, per nostra responsabilità, ma anche perchè in Italia la partecipazione attiva delle comunità romanès è quella che fa riferimento al modello in cui rom e sinti sono in balia della volontà e degli eventi altrui. Mentre la partecipazione attiva ha un senso se si muove nella direzione della libertà e della dignità, dell'emancipazione collettiva, prima, e individuale, dopo.
Sono decenni che vengono promossi numerosi eventi per la popolazione romanì, quasi sempre senza la presenza dei diretti interessati, e quando le nostre comunità romanès sono presenti sono relegate a svolgere ruoli marginali e folcloristici.
Ci chiediamo se ha un senso continuare a promuovere con questo metodo dibattiti, campagne, ricerche, progetti.
La crescita nelle comunità romanès della consapevolezza di popolo forse fa paura a chi da tempo soffia sul vento della divisione, innescando un meccanismo perverso e confuso di strategie che impediscono al dibattito pubblico di interiorizzare informazioni di base.
Rimarcare ed estremizzare la divisione rom contro sinti, associazioni rom contro associazioni della società civile, è diventata la strategia per ostacolare il processo di partecipazione attiva della popolazione romanì e per sostituirsi fraudolentemente al protagonismo romanò proponendosi "mediatori culturali e sociali" del tema rom. Storiche strumentalizzazioni e radicati pregiudizi/stereotipi verso la popolazione romanì resistono a gran parte delle iniziative realizzate per il loro superamento. Ancora oggi la riproduzione e l'esecuzione di scelte ingannevoli, diverse dal passato solo nel nome e mai nella sostanza, confinano la popolazione romanì verso la delegittimazione dei diritti e la legalizzazione della discriminazione razziale.
La crescita dell'associazionismo e della partecipazione dei rom, il moltiplicarsi di iniziative di ricerca e denuncia, di formazione ed informazione, le scelte politiche del governo italiano e delle istituzioni europee, non hanno prodotto benefici utili alla popolazione romani, semmai hanno condotto verso la radicalizzazione dei preconcetti e degli stereotipi. Nulla accade per caso.
Da più decenni per la popolazione romanì le rivendicazioni, i dibattiti pubblici, le denunce, i progetti, la comunicazione sono stati polarizzati nell'appiattimento dell'esistente, un tentativo di normalizzazione che annulla prospettive di miglioramento sostanziale delle condizioni di vita.
Per tanto tempo, tanti elementari errori nelle scelte e nelle strategie degli interventi per la popolazione romanì hanno costituito un "sistema" di scelte ed azioni per normalizzare l'esistente.
Un sistema coercitivo per normalizzare nelle comunità romanès il rifiuto della normalità, dell'autonomia e dell'autodeterminazione; un sistema dolosamente frammentato per normalizzare il prototipo di partecipazione attiva in cui le persone/comunità rom sono in balia di eventi e volontà altrui.
Non sono episodi isolati se:
1.         Una bambina rom viene rifiutata al corso di nuoto in una palestra pubblica perchè è rom. Questa discriminazione è stata accertata dal maresciallo dei carabinieri che prima di raccogliere e redigere la denuncia penale del genitore della minore, ha telefonato al proprietario della struttura sportiva, il quale ha confermato la motivazione discriminante. La magistratura ha archiviato la denuncia penale del genitore, ed ha rigettato la denuncia civile di un'associazione di volontariato, condannando entrambi al pagamento delle spese legali. "Cornuti e mazziati".
2.         La magistratura confisca a famiglie rom beni mobili ed immobili con la motivazione che sono stati acquistati con i proventi di attività illecite documentate dalle condanne penali. Ad una famiglia rom hanno confiscato un immobile e tra i componenti di questa famiglia rom una sola persona è pregiudicata con una condannata a sette mesi di reclusione, tentata estorsione, per una lite verbale con un vicino di casa. La confisca del bene immobile è stata confermata nei tre gradi di giudizio con grande meraviglia. Volendo giocare (ma non troppo) su questo caso giudiziario, potremmo dire che i magistrati che hanno emesso questa sentenza hanno deciso di preservare la cultura romanì in questa famiglia rom togliendo a loro la casa, in modo da essere poveri e nomadi, convinti dalla disinformazione e da stereotipi e pregiudizi che "gli zingari sono nomadi e poveri".
3.         Dopo un omicidio per responsabilità di una persona rom, un folto gruppo di cittadini hanno aggredito le case, le macchine e le persone di intere famiglie rom estranee al fatto. Le forze dell'ordine, presenti all'aggressione, hanno individuato 4 cittadini violenti e denunciati alla magistratura sono stati rinviati a giudizio. Il processo si è concluso con la piena assoluzione degli imputati. Evidentemente usare violenza fisica contro le persone rom ed i loro beni non è un reato come per qualsiasi altro cittadino. Convinti sostenitori della magistratura, questa sentenza è estranea al fatto che il coniuge del sindaco di questa città sia un magistrato del Tribunale che ha emesso la sentenza di assoluzione di cittadini violenti, come documentano le immagini delle telecamere pubbliche ed i testimoni presenti alle violenze.
Essere rom è un'aggravante?
Le comunità romanès devono attivare un radicale cambiamento di metodo e di strategia, non cadere nella trappola delle divisioni, e passare dalla mediazione alla partecipazione attiva. Per i cambiamenti radicali è necessario avviare delle esperienze.
Due anni fa con un gruppo di amici abbiamo avviato un'autocritica riflessione sulle cause che impediscono la realizzazione di un complessivo progetto politico, culturale e giuridico, in grado di migliorare le condizioni della minoranza romanì.
La riflessione ci ha condotto alla costituzione di Fondazione romanì Italia - FRI - con lo scopo di contribuire alla complessiva crescita sociale, culturale e politica dei bambini e dei giovani della popolazione romanì.
La Fondazione romanì Italia, a fronte della facile e diffusa tendenza di elencare e denunciare i problemi, si è posta la finalità di pensare e costruire azioni di sistema, inserite in un contesto dotato di senso, per dare risposte ragionate ai bisogni complessivi delle comunità, soluzioni che non siano staccate e lontane dalla società, che sinteticamente abbiamo definito elaborazione di una nuova romanipè.
Una romanipè 2.0 (due punto zero), intesa quale processi di conoscenza/coscienza dell'essere rom e dell'essere minoranza nel terzo millennio, con l'obiettivo di alimentare un profondo e radicato cambiamento nelle comunità romanès, nel dibattito pubblico e nelle istituzioni.
L'elaborazione di una nuova romanipè che deve basarsi e partire dal superamento di quei meccanismi di introiezione della discriminazione che si produce negli appartenenti alle minoranze culturali investite dalla violenza anche simbolica di contesti maggioritari "interiorizzanti" e che minano l'autostima, nutrono il fatalismo ed il vittimismo, promuovono dipendenza.
Se due anni fa queste belle parole erano solo propositi della FRI, oggi sono diventate realtà documentate con l'avvio nel mese di Settembre 2012 dell'azione di sistema (3R) TRE ERRE (Rispetto per te stesso. Rispetto per gli altri. Responsabilità per le tue azioni) con i primi progetti, TRE ERRE - Fuochi attivi e TRE ERRE Campagna di comunicazione sociale.
L'azione di sistema (3R) è un network di progetti pluriennali, piccoli ma di qualità, collegati tra loro da una precisa strategia, che diventino sistema aprendo nuove modelli di lavoro con le comunità romanès.
Progetti realizzati con il protagonismo romanò, specifico e non esclusivo, valorizzando le positività, le professionalità e le potenzialità presenti nelle comunità romanes
Progetti che danno risposte ad esigenze che hanno radici profonde ed a bisogni emergenti.
Progetti che non sono sostenuti esclusivamente da contributi di enti pubblici, ma sull'autofinanziamento delle comunità romanès e da contributi privati.
Il passato ci insegna che non è possibile intervenire con metodi adeguati alle emergenze sociali e culturali basandosi esclusivamente sui contributi offerti dall'ente pubblico, perchè il semplice adeguamento alla burocrazia fa perdere tempo e fa allontanare la soluzione delle problematiche.
In questa 43° giornata internazionale della popolazione romanì, la Fondazione romanì Italia rivendica la visibilità concreta di un diverso modello di interazione con le comunità romanès a cui tutti possono aderire. La Fondazione romanì Italia, oggi più ieri, si propone di accendere PICCOLI FUOCHI, no incendi
Piccoli fuochi per contribuire alla crescita sociale e culturale delle giovani generazioni, per superare il disagio giovanile, per promuovere l'interculturalità.
- Piccoli fuochi per fare luce ed essere visibili
- Piccoli fuochi per generare calore, energia, cultura.
- Piccoli fuochi per contrastare i pregiudizi, la discriminazione.
- Piccoli fuochi per parlare con le comunità.