Siria: l’emergenza non finisce ma grazie agli aiuti ci sono spiragli di luce

17/04/2014 di Redazione
Siria: l’emergenza non finisce ma grazie agli aiuti ci sono spiragli di luce

L'emergenza in Siria non finisce, ed è evidente. Suor Alessandra Fumagalli, comboniana e direttrice dell'Ospedale italiano di Karak ha raccontato all'agenzia Misna la situazione di oltre 10.000 rifugiati siriani che hanno come unico punto di riferimento il poliambulatorio gestito dalle religiose. "Negli ultimi tre mesi, con l'assistenza di Caritas e Unhcr, abbiamo dato soccorso a oltre 1170 persone, perlopiù donne, gravide o con bambini piccoli" dice la missionaria, secondo cui con l'arrivo della primavera "stanno aumentando le infezioni respiratorie e le febbri, che vanno ad aggiungersi alle normali patologie a cui assistiamo da mesi". Le scarse condizioni igienico-sanitarie, non fanno che aggravare i problemi di salute, da problemi legati alla gravidanza a quelle legate a malattie respiratorie e addirittura alla scabbia.  "Alcune donne sono costrette a partorire da sole nel deserto e giungono da noi per curare e reidratare questi bimbi, che troppe volte muoiono per disidratazione, denutrizione e ustioni".  L'ospedale è troppo dislocato per usufruire degli aiuti di organizzazioni internazionali e del governo giordano, che coprono principalmente la parte nord del Paese, mentre l'altro ospedale più vicino è ad Amman. Ma le risorse non sono sufficienti.
"Quello che ci dà più forza per andare avanti - racconta la religiosa - è la dignità e la pazienza di queste persone che, pur costrette ad abbandonare tutto, non perdono il loro decoro e il senso di umanità gli uni nei confronti degli altri". Insomma nonostante la guerra e la devastazione ci sono persone che riescono a offrire aiuti ma anche stimoli, come ad esempio a Damasco, dove sei artisti siriani hanno realizzato un murale di 2 km interamente composto di materiali di scarto, nello specifico, ciò che la guerra ha distrutto. Il muro è quello che circonda quattro scuole. "Considerando le difficili condizioni che il nostro paese sta attraversando, abbiamo voluto donare un sorriso alle persone, gioia ai bambini", ha dichiarato Moaffak Makhoul, a capo del team di artisti che ha realizzato il murale. E abbiamo voluto mostrare alle persone che il popolo siriano ama la vita, ama la bellezza, ama la creatività". "Il murale ci ridà speranza", ha dichiarato al Daily Star Souheil Amayri, che ha collaborato al progetto. "Damasco è ferita e triste, e creare qualcosa di bello dall'immondizia significa che noi possiamo ricostruire nonostante la distruzione".