Trasporto pubblico: anche i cittadini stranieri tra gli autisti

03/04/2014 di Redazione
Trasporto pubblico: anche i cittadini stranieri tra gli autisti

È già in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 40/2014 che abroga la norma che impediva l'assunzione di personale straniero nelle imprese del trasporto pubblico, recependo finalmente una direttiva europea. In parte era un atto dovuto, dopo la pronuncia di alcuni tribunali italiani favorevoli al principio di parità di trattamento sul mercato del lavoro: un Regio Decreto risalente al 1931 impediva infatti a chi non era in possesso della cittadinanza italiana di  lavorare nelle aziende di trasporti pubblici. "Siamo soddisfatti - spiega Alberto Guariso dell'Asgi, Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione - ma chiediamo che la parità di accesso sia estesa a tutto il mondo del lavoro. Ora la situazione del trasporto pubblico è risolta, ma rimangono aperte altre questioni". Il capitolo più grosso è tutto il pubblico impiego: "Prima occorreva avere il passaporto italiano o europeo; dal settembre 2013, possono fare domanda anche gli extracomunitari lungosoggiornanti, cioè in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo, non chi ha solamente il semplice permesso. Al contrario, la direttiva europea, recepita quindi solo in parte, ci chiede di garantire a tutti, italiani e stranieri regolarmente presenti sul territorio, le stesse condizioni per concorrere sul mercato del lavoro". Peraltro, in tutti i Paesi di immigrazione la funzione pubblica, anziché discriminare, svolge solitamente un ruolo cruciale nel favorire la promozione sociale degli immigrati e dei loro figli. Più egualitaria del mondo del lavoro privato, grazie ai concorsi dovrebbe offrire opportunità di accesso e di carriera anche ai gruppi che normalmente faticano a vedere riconosciuto il valore dei propri titoli di studio. Ma come si motivano le limitazioni all'accesso ai concorsi che ancora sono in vigore? Lo chirisce ancora l'avvocato Guariso: "L'idea di una riserva di posti di lavoro solo per italiani non è compatibile con il diritto europeo. Le restrizioni sono giustificate da un concetto anacronistico, che richiama appunto il Regio Decreto: la cittadinanza italiana sarebbe la condizione necessaria per immedesimarsi nel bene collettivo dello Stato e garantire l'imparzialità, la fedeltà del dipendente e il buon funzionamento della pubblica amministrazione. Ecco, da allora la nozione di lavoro pubblico è cambiata. Per i trasporti pubblici, addirittura è regolata da un contratto di diritto privato, ma in ogni caso puoi guidare bene un tram o un autobus perché sei un lavoratore diligente, non in base al colore del tuo passaporto".