CIE sono una ferita al diritto in un paese civile. Un esposto alla Procura della Repubblica

15/05/2014 di Redazione
CIE sono una ferita al diritto in un paese civile. Un esposto alla Procura della Repubblica

Presentato un esposto a diverse Procure della Repubblica dopo i tragici fatti dell'agosto 2013 avvenuti all'interno del CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Gradisca d'Isonzo.
Lunedì 12 maggio 2014  l'associazione Tenda per la Pace e i Diritti insieme ad altre associazioni della campagna LasciateCIEntrare hanno depositato presso la Procura della Repubblica di Gorizia e di Roma un esposto relativo alla rivolta e agli avvenimenti accaduti nell'agosto 2013 all'interno del CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Gradisca d'Isonzo.
Oltre ad associazioni e cittadini l'esposto e' stato depositato anche a firma di alcuni parlamentari della Repubblica Italiana. Anche l'ASGI, che fa parte della campagna LasciateCIEntrare e ha seguito i fatti da cui parte l'esposto, lo ha presentato il 13 maggio 2014 presso la procura di Torino. E' importante ricordare - afferma l'avv. Guido Savio dell'ASGI - che questi Centri di detenzione per stranieri, istituiti dalla legge Turco Napolitano nel 1998,  hanno introdotto la « detenzione amministrativa » rendendo possibile, per la prima volta in Italia, la privazione totale della libertà di una persona in assenza di reato e senza un provvedimento preventivo di un giudice.
Questa limitazione della libertà personale, sottratta ad un effettivo controllo giurisdizionale, se non quello successivo all'adozione della misura da parte di un giudice non professionale - qual è il giudice di pace - , è apparsa da subito sproporzionata rispetto al provvedimento di espulsione per cui e' finalizzata e per le violazioni dei diritti di cui troppo spesso i trattenuti sono vittime.
Non solo queste istituzioni hanno fallito gravemente nell' obbiettivo prefissatosi - combattere l' immigrazione irregolare( la Corte dei Conti, le statistiche ufficiali e Rapporti indipendenti ne smentiscono da sempre l'efficacia e i costi inutili per l'erario pubblico)- ma hanno di fatto creato dei luoghi che sono l'espressione piu' forte e conosciuta del cosiddetto "Diritto speciale", riservato dalla normativa italiana agli stranieri. Per tali motivi ribadiamo, quindi, la nostra ferma contrarietà da sempre a queste strutture, mentre chiediamo con urgenza che il Parlamento e il Governo adottino misure realistiche per gestire il fenomeno dell'immigrazione nel rispetto assoluto dei principi costituzionali di difesa e tutela della libertà della persona e in conformità delle norme sovranazionali, di qualunque cittadinanza sia.
Dal Comunicato stampa della Campagna LasciateCIEntrare:
Tutto ha inizio l' 8 agosto, in una notte afosa: scontri, pestaggi, lanci di lacrimogeni in una struttura senza aria durano diversi giorni. In circostanze ancora da chiarire, uno dei migranti cade dal tetto e finisce in coma. Majid muore il 30 aprile 2014 all'ospedale di Monfalcone.
Il Centro di Identificazione ed Espulsione di Gradisca d'Isonzo veniva sgomberato e chiuso nel novembre del 2013 a seguito dell'ennesima forma di protesta da parte dei trattenuti.
Nell'esposto vengono evidenziati gli avvenimenti che si sono succeduti in quel centro nei giorni dell'agosto 2013, con particolare evidenza sull'uso dei lacrimogeni per sedare la protesta dei migranti, sostanze lacrimogene vietate. Le associazioni ed i firmatari dell'esposto si chiedono quindi se anche in questo caso ci sia stato un abuso di potere da parte delle forze dell'ordine preposte alla vigilanza del centro.
Un ennesimo episodio, forse il più doloroso, che dimostra il fallimento del sistema di detenzione amministrativa e l'urgenza di soluzioni alternative, mentre il Governo e gli organi preposti mostrano un colpevole silenzio e totale assenza di iniziative volte alla revisione del sistema.
Un sistema di detenzione che è praticamente imploso, che registra una continua violazione dei diritti umani e sul quale gravano fin troppe detenzioni "illegittime", interrogazioni parlamentari, denunce, imputazioni per reati penali commesse dagli enti gestori, oltre che un enorme spreco in termini di risorse finanziare.
Alla vigilia delle elezioni europee il tema dell'immigrazione viene rimosso o usato strumentalmente dai candidati di alcune forze politiche: l'attenzione alla necessità di garantire i diritti umani rischia di rimanere in secondo piano.
E' per questo che la società civile e la campagna LasciateCIEntrare continuano a chiedere un impegno preciso ai futuri europarlamentari.