Gli alunni con cittadinanza non italiana: presentato il rapporto MIUR-ISMU 2012/2013

15/05/2014 di Redazione
Gli alunni con cittadinanza non italiana: presentato il rapporto MIUR-ISMU 2012/2013

Lunedì 12 maggio, presso l'aula Volpi del Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, si è tenuta la presentazione del rapporto MIUR-ISMU "Alunni con cittadinanza non italiana. L'eterogeneità dei percorsi scolastici. Rapporto nazionale A.S. 2012/2013". Il rapporto, frutto della collaborazione tra il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e la Fondazione ISMU, ha lo scopo di approfondire, attraverso analisi puntuali, le caratteristiche della presenza di alunni di origine straniera nelle scuole italiane e la sua evoluzione.
Il volume si articola in sette capitoli che descrivono, tra le altre cose: i tratti distintivi delle presenze di alunni di origine straniera; le dinamiche e le differenze territoriali a livello regionale e provinciale; i percorsi formativi intrapresi a livello obbligatorio e post-obbligatorio con attenzione particolare, quest'anno, alla dimensione di genere; le problematiche di scelta e orientamento; gli esiti positivi e negativi, a comparazione con gli allievi autoctoni, nei vari tratti del percorso; un breve excursus sulla realtà di alcuni Paesi europei; un approfondimento sugli alunni con cittadinanza non italiana disabili e sui minori Rom, Sinti e Camminanti.
Alla presentazione, introdotta e moderata del prof. Massimiliano Fiorucci, hanno portato il loro saluto: Gaetano Domenici, Direttore Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi Roma Tre; Roberto Reggi, Sottosegretario del MIUR; Vincenzo Cesareo, Segretario generale della Fondazione ISMU; Sandra Zampa, Parlamentare e vicepresidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza; Milena Santerini, professore di Pedagogia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Parlamentare e componente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione.
Nella seconda sessione di approfondimento è intervenuto uno dei curatori del Rapporto, Vinicio Ongini (MIUR), che ha stimolato una riflessione sul segmento più cruciale, quello degli alunni di recente arrivo, pari al 3,7% del totale, e sulle scuole dove si registrano percentuali più elevate di alunni stranieri, quelle cioè con un'incidenza pari al 50% e oltre. Marco Catarci, dell'Università Roma Tre, ha invece fatto una interessante comparazione con le scuole d'Europa, in particolare quelle di Austria, Germania, Inghilterra, Spagna, Svizzera. Infine, Emiliana Baldoni, dell'Università degli Studi di Padova, ha parlato dello stato del diritto all'istruzione dei minori Rom.
Nello scorso anno scolastico, gli alunni di origine straniera iscritti nelle scuole italiane sono stati 786.630, pari all'8,8% del totale. Si tratta di una presenza ormai molto importante, quadruplicata nel corso di soli dieci anni, per quanto la crescita media annua sia rallentata. Va poi considerato che tra questi alunni, quasi la metà (il 47,2%) è nato in Italia, segno di quanto l'immigrazione sia ormai un dato strutturale del nostro Paese. Gli alunni con cittadinanza non italiana sono presenti soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro, concentrati in particolare nelle province di media e piccola dimensione. Quanto alla nazionalità è confermato il primato, ormai pluriennale, degli alunni rumeni (148.602), seguiti dagli albanesi (104.710) e dai marocchini (98.106).
 Ma il capitolo più interessante è quello che riguarda i percorsi di studio e le scelte della scuola secondaria di secondo grado. Per quanto i livelli di rendimento delle seconde generazioni stiano ormai raggiungendo quelli dei coetanei italiani, resta un dato inconfutabile quello della dispersione scolastica che colpisce maggiormente gli alunni di origine straniera e  la scelta prevalente da parte di questi ultimi di percorsi di istruzione superiore di tipo tecnico o professionale. L'avvio ai licei o all'istruzione artistica, infatti, interessa poco più di 2 studenti su 10: una scelta dettata prevalentemente da ragioni di svantaggio socio-economico.
Ormai l'Italia non può sottrarsi dal confronto con questi dati e dalle questioni che pone. Va adeguatamente affrontato, ad esempio, il problema della distribuzione in quegli istituti, non pochi, in cui si produce una vera e propria ghettizzazione, così come quello degli alunni neo arrivati, i cosiddetti NAI, che rappresentano il segmento più vulnerabile.
La presenza di alunni di quasi 200 diverse nazionalità e i loro bisogni vanno sostenuti con adeguate risorse e con la definizione decisa di politiche di inclusione e di promozione del loro successo scolastico. Le classi multiculturali e plurilingue sono lo specchio del nostro Paese e un patrimonio da sostenere e valorizzare. Esse sono un'occasione per ripensare e rinnovare l'azione didattica a vantaggio di tutti, italiani e stranieri, e quindi un'occasione di cambiamento, in chiave interculturale, per la scuola e la società tutta.