Il rapporto sullo sfruttamento degli esseri umani in UE

22/05/2014 di Redazione
Il rapporto sullo sfruttamento degli esseri umani in UE

Un report dell'European parliamentary research service, un think tank del Parlamento europeo, ha denunciato il costante aumento del traffico di esseri umani in Europa. I numeri parlano chiaro: le prime vittime sono le donne - che ammontano all'80% dei 22mila nuovi schiavi - e i bambini - il 15% delle vittime.
A causare questo incremento, la grande richiesta di prestazioni sessuali a pagamento ed un mercato semi-legale di manodopera sottopagata. I dati li ha forniti l'ultima indagine Eurostat del 2013, che ha analizzato il triennio 2007-2010.
Una percentuale notevole di persone proviene dall'Europa orientale e balcanica, e sarebbe stata la libera circolazione in territorio europeo a favorire l'attività dei trafficanti, ora esposta a rischi molto minori. Il numero più alto di vittime in rapporto alla popolazione totale si trova a Cipro, in Romania, Bulgaria, Estonia e nei Paesi Bassi.
Al di fuori dell'Europa, le vittime vengono spesso reclutate in Cina e in Nigeria. Ed è nel secondo paese che il traffico procede in modo più lineare, spesso con la complicità di familiari o amici delle vittime. I trafficanti iniziano con l'instaurare con loro un rapporto che faccia pensare ad un futuro promettente, mentre poi è solo l'inizio di un ciclo di intimidazione e coercizione. A differenza dei trafficanti in Romania e nei Balcani occidentali, molto più violenti con le loro vittime, la tendenza a fare questo è qui molto più limitata, nonostante sia molto comune violentare le donne prima di costringerle ad incontrare il loro primo cliente. Spesso alle donne viene limitata la libertà di movimento, così come vengono rese dipendenti con farmaci e droghe.
Moltissimi i minori provenienti da altri paesi e vittime della tratta, impiegati in diversi tipi di sfruttamento: lavorativo, sessuale, mentre i più piccoli sono costretti all'accattonaggio. Le principali vittime sono i bambini Romanì, coinvolti fra l'altro in matrimoni forzati, che provocano danni fisici e mentali incalcolabili: stress post-traumatico, abuso di droga, autolesionismo e comportamento sessualizzato (come la prostituzione volontaria).
Il fenomeno non nasce in Italia, tuttavia è molto presente: per i dati esposti l'Italia è in cima alla classifica, seguita da Cipro, Grecia e Belgio. Ad alimentare la tratta ci sono il sogno di una vita migliore da una parta e la possibilità di profitto dall'altra. La disperazione delle vittime permette ai trafficanti di fare false promesse. Secondo il report la crescita del traffico è data proprio dalle regole restrittive messe in atto dagli stati europei, così come dalla presenza di semi norme o deficit statali che favoriscono l'emergere di lavoro in nero, precarietà e salari inadeguati.