Immigrazione, nuova tragedia in mare: 17 morti, 200 dispersi

15/05/2014 di Redazione
Immigrazione, nuova tragedia in mare: 17 morti, 200 dispersi

Lunedì 12 maggio nel Canale di Sicilia, a 40 miglia dalle coste della Libia, si è consumata una nuova tragedia: un barcone è affondato e sono morti 17 migranti, tra cui una donna in stato di gravidanza e due bambine, una di pochi mesi e l'altra di un anno. Questi i corpi recuperati finora, ma le ricerche proseguono: i dispersi sarebbero ancora circa duecento. L'equipaggio della fregata Grecale della Marina Militare, che si è occupato di portare le salme a Catania, ha tratto in salvo altre due imbarcazioni intercettate cariche di oltre duecento migranti tra cui una donna incinta, numerosi bambini e nuclei familiari. La maggior parte di loro fugge da zone di guerra, i minori non accompagnati hanno probabilmente già perso i genitori e le famiglie ricostruite sono "mutilate", mancanti di uno o più nuclei, morti nel loro paese. Un viaggio della speranza che si è trasformato in dramma, specie se si considera il fatto che l'incidente, avvenuto in acque internazionali, prevedeva l'intervento libico che non si è manifestato in nessun modo. Anzi, il primo a intervenire è stato un rimorchiatore battente bandiera della Repubblica di Vanuatu.
Il comandante della Grecale ha dichiarato che durante il viaggio verso Catania sarebbero state identificate due persone sospette, probabilmente gli scafisti. Nel giorno stesso, pertanto, la procura distrettuale di Catania ha aperto un'inchiesta per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, e mercoledì sono stati arrestati dalla polizia. Gli indagati sono un marocchino e un tunisino, entrambi di 23 anni, accusati anche di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I due ora sono stati trasferiti nel carcere di Piazza Lanza e a detta degli inquirenti avrebbero prodotto un'avaria all'imbarcazione, causando il naufragio e la morte dei passeggeri.
Le reazioni politiche all'accaduto sono state controverse e polemiche: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che nelle prossime ore sarà in Sicilia insieme al vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini per fare maggiore luce sulla questione, ha richiamato con sdegno l'Europa che "Salva le banche ma tollera la morte di donne e bambini", invitando gli altri stati europei a rimboccarsi le maniche e costituire una forza analoga a quella di 'Mare Nostrum' o un sistema alternativo di salvataggio, "le istituzioni europee non possono girarsi dall'altra parte". Anche Angelino Alfano si è dichiarato indignato, insistendo sulla questione dello status di rifugiato politico: "l'Italia non può diventare il carcere dei rifugiati", ha comunicato. Il sistema burocratico, ancora antico e inadeguato a fronteggiare le migrazioni dinamiche, prevede che il diritto di asilo debba concederlo il paese su cui si sbarca, e senza la concessione del diritto si rimane bloccati in un paese sovraccarico che non gestisce e nemmeno provvede l'accoglienza. Ma l'accoglienza, nella maggior parte dei casi, non è necessaria nella modalità che prevede lo Stato: nel particolare, i rifugiati libici non hanno interesse a restare in Italia ma vogliono raggiungere i loro parenti in Europa, pertanto la sosta prolungata forzata nel nostro paese costituisce effettivamente un impedimento e un disagio sia per lo Stato che per il singolo migrante. Federica Mongherini, ministro degli Esteri, fa fuoco proprio sulla questione italiana ed europea dell'accoglienza: "Abbiamo bisogno di un sistema sostenibile a medio e lungo periodo sia nel salvataggio in mare sia nell'accoglienza". La gestione del problema, specifica Mogherini, "è una responsabilità che dobbiamo portare avanti in accordo e con la collaborazione di tutti gli altri paesi europei perché non sono frontiere italiane, sono frontiere europee". "In questo senso", conclude, "siamo impegnati a condividere questo ragionamento e queste responsabilità, e quindi anche le operazioni, con gli altri paesi dell'Unione europea". Nella serata di lunedì è stata chiarificatrice la telefonata tra Cecilia Malmstrom, la commissaria Ue agli Affari Interni, e il ministro Alfano, cui è stata espressa ancora una volta la riconoscenza della Commissione europea per l'eccellente lavoro che l'Italia sta svolgendo nell'ambito del salvataggio e dell'accoglienza. Nel momento in cui il portavoce della Malmstrom ha menzionato una lettera spedita a marzo al governo italiano in cui si chiedevano indicazioni concrete su quel che Bruxelles avrebbe dovuto fare di più rispetto a quanto messo già in campo, rimasta senza risposta, la replica di Alfano è stata più rigida. Il ministro ha rinnovato le sue richieste, circoscritte all'assistenza umanitaria in Africa, alla maggiore attività di Frontex e allo spostamento della sua sede in Italia (oggi è a Varsavia) e, soprattutto, al diritto d'asilo non limitato al Paese di primo ingresso. Alfano si è dichiarato irremovibile e fermo sulle sue richieste all'Ue, rifiutando lo scaricabarile ai danni dell'Italia.