La schiavitù invisibile a due passi da Roma

22/05/2014 di Redazione
La schiavitù invisibile a due passi da Roma

Centinaia di braccianti piegati tutto il giorno, intenti a raccogliere le verdure. Costretti ad assumere droghe per non sentire fatica e dolori, per continuare a lavorare. Questa situazione si verifica nell'Agro Pontino, dove la richiesta di manodopera non qualificata a basso costo ha incentivato la migrazione di moltissimi indiani sikh. Secondo le stime della Cgil la comunità ha 12mila presenze registrate ufficialmente nella Provincia di Latina, anche se è immaginabile un numero complessivo di 30mila persone.
La onlus In Migrazione ha realizzato un dossier per denunciare questa situazione, andando ad intervistare questo "esercito silenzioso". Migliaia di uomini, costretti a lavorare tutti i giorni, senza pause, per 12 ore al giorno, occupandosi della raccolta manuale di ortaggi, della semina e della piantumazione. Per questo lavoro vengono sottopagati (circa quattro euro l'ora), sono vittime di incidenti sul lavoro mai denunciati, di violenze e di percosse, rischiando l'allontanamento nel caso tentassero di fuggire.
Braccianti che, per sopravvivere a queste condizioni disumane e degradanti, sono costretti ad assumere droghe e sostanze dopanti di nascosto. Queste persone hanno spesso vissuti di vergogna e di colpa derivanti dal fatto che queste pratiche sono severamente vietate all'interno della comunità, ma sentono ugualmente che quella è l'unica soluzione, in quanto non riuscirebbero a lavorare tanto quanto viene loro richiesto.
Racconta K.Singh: "per la raccolta delle zucchine stiamo piegati tutto il giorno in ginocchio troppo lavoro, troppo dolore alle mani. Prendiamo una piccola sostanza per non sentire dolore". Parla poi del vissuto di vergogna e della sensazione di essere in una situazione senza uscita: ""Io mi vergogno troppo perché la mia religione dice di no a questo. No buono per sikh. È vietato da nostra bibbia. Ma padrone dice sempre lavora e io senza sostanze non posso lavorare da 6 di mattino alle 18 con una pausa sola. Io so che no giusto ma io ho bisogno di soldi. Senza soldi io no vivo in Italia. Tu riusciresti? Padrone dice lavora e io prendo poco per lavorare, meglio non sentire dolore e fatica perché io devo lavorare. Tu mai lavorato in campagna per 15 ore al giorno?".
Gli indiani si procurano queste sostanze da spacciatori indiani, alcuni dei quali sono stati arrestati dalle forze dell'ordine. Il traffico è però saldamente in mano agli italiani, che distribuiscono il carico all'interno del gruppo di indiani che si occupano della distribuzione all'interno della comunità.