Migranti barricati nel Cara di Castelnuovo e “bocche cucite” al Cie

22/05/2014 di Redazione
Migranti barricati nel Cara di Castelnuovo e “bocche cucite” al Cie

Il 15 maggio al Cara di Castelnuovo di Porto è scoppiata una nuova rivolta. Oltre duecento migranti reclusi si sono barricati nel centro per protestare sul mancato pagamento mensile che spetta a ciascun ospite per le spese minime.
Le forze dell'ordine hanno fatto irruzione nel centro per calmare la protesta, utilizzando metodi violenti. Secondo alcune testimonianze sarebbero stati usati idranti allo scopo di contenere la rivolta, mentre alcuni migranti avrebbero lanciato oggetti contundenti contro le forze dell'ordine.
Il direttore Lutrelli ha affermato che questa rivolta è scoppiata in coincidenza con il riordino della gestione del "pocket money", 2,50 euro giornalieri che spettano a ciascun migrante. Ad aprile sono stati infatti identificati molti ospiti abusivi e illegali, e si è pensato di fare ordine, passando da un contributo corrisposto in contanti ad una card, così da poter identificare più facilmente gli aventi diritto al contributo. Aggiunge poi: " Si stava per risolvere tutto, avevamo detto agli ospiti di aspettare, invece oggi è scoppiata la protesta".
Di altro avviso Marta Bonafoni, consigliere regionale del Lazio, che ha parlato di diritti umani negati: non è soltanto il ritardo nell'erogazione del "pocket money" ad aver alzato la tensione, come peraltro confermato dallo stesso direttore del nuovo gestore Auxilium. Da quello che hanno riferito, dall'interno del Cara, gli ospiti si sarebbero anche visti eliminare l'autobus in grado di farli spostare dalla struttura, non ci sarebbe più un'ambulanza a loro disposizione, la stessa qualità dei pasti sarebbe molto peggiorata.
La Cooperativa Auxilium, gestisce il Cara dal 7 aprile scorso e si occupa anche del Cie di Ponte Galeria, anch'esso teatro di proteste. Il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni ha riferito che un detenuto tunisino, a suo dire affetto da disagio psichico, si è cucito la bocca con un ago improvvisato. Questo estremo gesto di protesta è arrivato dopo oltre un mese di detenzione nella struttura, dove era stato mandato dopo essere stato fermato in Lussemburgo.
La protesta, grazie all'intervento degli operatori e degli infermieri del Centro, è durato un'ora sola, ma dà la voce ad una moltitudine di disagi vissuti dai migranti in questi centri.
Sempre nel Cie è stato prorogato il trattenimento di una cittadina di origine bosniaca, nata in Italia, e madre di due figli minori, ad oggi ancora separata da loro. Il garante dei detenuti ha denunciato la situazione dei Cie come " luoghi di disperata detenzione dove il riconoscimento dei diritti fondamentali è labile e lasciato nelle mani della discrezionalità", dove storie come queste fanno emergere la consistenza di situazioni sommerse e situazioni rilevanti di negazione dei diritti umani umani a Roma.