Record negativo in Campania: la povertà educativa

15/05/2014 di Redazione
Record negativo in Campania: la povertà educativa

Il rapporto annuale di Save the Children stila la lista delle regioni più o meno ricche di opportunità formative. La regione più ricca sembrerebbe essere il Friuli, in fondo alla lista le regioni del Meridione. In partenza la campagna "Illuminiamo il Futuro", il cui obiettivo è l'attenzione educativa e lo sviluppo dei talenti dei bambini e dei ragazzi con minori risorse economiche.
I dati sono allarmanti: oltre un milione di bambini e adolescenti italiani vive in condizioni di povertà assoluta, ovvero "al di sotto di uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza". Nel 2007, prima della crisi, erano circa la metà. A rischio di esclusione altri 3 milioni e mezzo. Il rischio peggiore è rappresentato da quelle situazioni che sembrano intrappolare i bambini e gli adolescenti in una povertà senza via di uscita. Situazioni quali l'impossibilità di un apporto nutritivo adeguato, laddove la scuola che non ha la mensa, la mancanza di materiale didattico, la povertà di risorse culturali e ricreative al ritorno a casa.
Per giungere a questo risultato Save the Children ha messo a punto un indice che combina fattori scolastici e elementi di contesto: l'alto tasso di dispersione scolastica, la penuria di asili nido, la scarsa incidenza del tempo pieno alle elementari e alle medie, così come la mancanza di libri, sport e opportunità culturali.
Dall'analisi di questo indice è quindi emerso che le regioni del Sud, le più povere, sono anche quelle che presentano il più alto tasso di povertà educativa. Il record negativo lo detiene la Campania, con 10 indicatori su 14, regione in cui solo il 2,8% dei bambini frequenta un asilo nido, laddove in Emilia, che invece ha il record positivo, la percentuale sale al 26,5%. Tale dato assume una rilevanza ancora maggiore dal momento in cui sociologi, neuroscienziati ed economisti concordano nel dire che le disuguaglianze fra gli adulti siano in larga parte imputabili a disuguaglianze nei primi anni di vita, durante i quali le diverse opportunità educative e cognitive provocano conseguenze gravissime. Molto difficile è anche la situazione del tempo pieno, del servizio mensa, delle aule connesse a Internet e dello sport.
Molto positiva invece nelle regioni del Nord: Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia e Veneto sono le regioni più virtuose di fruizione di libri, mostre e di spettacoli teatrali, e spiccano nei test nazionali (Invalsi) e internazionali (Ocse-Pisa). In queste zone vi è peraltro il più basso tasso di dispersione scolastica (10%), mentre il record negativo lo detengono le isole: circa il 25% dei giovani sardi e siciliani abbandona prematuramente gli studi.
Save the Children propone al Miur alcune pratiche per mettere fine a questo circolo vizioso: monitorare le presenze, le assenze, gli abbandoni e i trasferimenti dei ragazzi in età dell'obbligo in modo continuativo; controllare i dati riguardanti il reddito e il lavoro dei genitori per tenere sotto controllo le situazioni a rischio; investire nelle aree più svantaggiate; e soprattutto introdurre dei criteri di scomputo del calcolo dell'indebitamento delle spese dedicate all'infanzia e alla scuola.
Allo scopo di combattere questo circolo vizioso, Save the Children ha lanciato la campagna "Illuminiamo il futuro", per la sensibilizzazione, la raccolta fondi e il contrasto alla povertà educativa. Quest'ultima viene definita da Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, come "è la privazione per un bambino e un adolescente della possibilità di apprendere, di sperimentare le proprie capacità, di sviluppare e far fiorire liberamente le proprie aspirazioni". Save the Children ha deciso di aprire una serie di centri pensati per dare anche ai bambini meno fortunati la possibilità di scoprire e coltivare i propri talenti. I "Punti Luce" apriranno a Palermo, Catania, Gioiosa Ionica (RC), Bari e Genova, in quartieri particolarmente svantaggiati, per dare la possibilità ai giovani di studiare, giocare e, in alcuni casi, di essere sostenuti grazie ad un piano formativo personalizzato che permette l'acquisto di materiale didattico, l'iscrizione ad un corso, l'accesso ad un'attività sportiva, e la partecipazione a campi estivi.