Roma: fabbrica Basf contamina un lago con rifiuti

29/05/2014 di Redazione
Roma: fabbrica Basf contamina un lago con rifiuti

Dopo il blitz della scorsa settimana alla fabbrica Basf in via di Salone, ora è arrivato anche il sequestro di un lago sportivo distante pochi metri dall'opificio industriale. La Basf, multinazionale chimica tedesca sarebbe accusata di aver contaminato i terreni, le falde acquifere e le acque superficiali a causa dello sversamento illegale dei propri rifiuti. Le analisi hanno rilevato una quantità di metalli pesanti quali arsenico, manganese e alluminio superiore ai livelli di contaminazione. Tra queste, altre sostanze altamente cancerogene: ricloroetano, tribrometano, dibromoclorometano e bromoclorometano. I residenti da tempo lamentavano l'incompatibilità della fabbrica col tessuto urbano, e ora secondo la ricostruzione della Procura di Roma questa avrebbe anche prodotto ingenti danni ambientali, pericolosamente vicina ad un'area protetta del Tevere. A guidare l'operazione, insieme al gruppo di sicurezza pubblica ed emergenziale della Polizia Locale, la Polizia Provinciale, i tecnici dell'Arpa e della Asl Rm/b: sono stati prelevati campioni di alcuni pesci del lago per fare indagini sul loro livello di contaminazione. Il titolare dell'impianto sportivo sarebbe stato totalmente all'oscuro e, intervistato, ha dichiarato di essere preoccupato per la sorte delle acque perché l'impianto costituisce il reddito e l'attività della sua intera famiglia. Il gip Roberto Saulino, che ha disposto il provvedimento, teme che l'intera isola ecologica a disposizione degli indagati possa essere oggetto di ulteriori danni a causa dell'incontrollato scolo dei reflussi. Lo scorso 13 maggio i vigili urbani ispezionarono a fondo la fabbrica per fare luce sul sistema di trattamento e di stoccaggio dei rifiuti, rischiosi poiché derivati dalla lavorazione dei metalli. In quell'occasione il sospetto della procura fu che alcuni casi siano stati classificati appositamente con dei codici errati per facilitarne lo smaltimento. Due dirigenti e i legali rappresentanti della Basf italia sono indagati: Spaggiari Roberto di anni 49, direttore della divisione catalizzatori, e Rauhe Erwin, amministratore delegato di Basf Italia e responsabile del Sud Europa per il Gruppo Basf, di anni 58, per aver "al fine di profitto, con attività continuativa e organizzata gestito ingenti quantitativi di rifiuti mediante illecita attribuzione di codici Cer (Catalogo europeo dei rifiuti) in uscita dall'impianto al fine di consentirne lo smaltimento in assenza di autorizzazione specifica", nonché per aver "contaminato terreni e falde acquifere circostanti e sottostanti l'area interessata dallo stabilimento" ed aver "aperto un nuovo scarico discontinuo di acque reflue industriali senza autorizzazione e, segnatamente, per aver realizzato una cosiddetta isola ecologica, ossia un'area di deposito temporanea provvista di copertura in cui era presente un pozzetto grigliato di scarico munito di tubazione di scarico ai cui terminali erano applicate delle valvole di scarico aperte".