Stazione Centrale di Milano: emergenza profughi

08/05/2014 di Redazione
Stazione Centrale di Milano: emergenza profughi

A Milano da metà ottobre sono arrivati più di cinquemila siriani, e la città si trova a gestire quest'emergenza da mesi: dal governo non arrivano aiuti e dall'Europa nemmeno. Le strutture designate per l'accoglienza - 500 posti nei centri del Comune gestiti da Fondazione Progetto Arca e due strutture della Caritas - sono stracolme e inefficienti, e i treni dal sud "scaricano" migranti a ritmo continuo che, distrutti, restano nella Stazione Centrale senza avere alternative. In realtà tutti vorrebbero solo raggiungere i loro parenti Oltralpe, soprattutto in Austria e Francia, ma il primo Paese che hanno raggiunto è l'Italia e sono così costretti ad aspettare per la definizione del loro status per non essere respinti alle frontiere.
Milano così diventa il crocevia principale di questi viaggi disperati. Pierfrancesco Majorino, assessore ai servizi sociali, ha invocato la creazione di un "corridoio umanitario" per derogare alla regola del primo Paese in cui si approda, ma da Bruxelles non è ancora arrivata nessuna risposta alla proposta. Il Comune si sta sforzando per trovare una sistemazione temporanea almeno alle donne ai bambini, ma la gran parte dei migranti è ferma e accampata in stazione. Con la loro presenza trovano ampio luogo le occasioni di sciacallaggio: c'è chi si è precipitato in stazione per offrire viaggi di fortuna in auto o camion verso la Germania o la Svezia, vendendoli a peso d'oro.
Finora l'amministrazione comunale in collaborazione con volontari e associazioni ha allestito in emergenza uno spazio nel mezzanino della stazione dedicato alla primissima accoglienza, e si lavora con il prefetto e Rfi per ottenere uno spazio - sempre nello scalo ferroviario - in cui accogliere i migranti. Intanto, quel che prosegue senza cessare, è il lavoro dei volontari che intercettano i nuovi arrivi sulle banchine: dallo scorso ottobre ad oggi sono stati accolti e assistiti circa cinquemila migranti. Di questi un terzo sono bambini e molti si trovano in condizioni di salute precarie, afflitti da forti ustioni, insolazioni, disidratati e segnati da ferite di guerra mal curate.