Un appello ai candidati al Parlamento Europeo

15/05/2014 di Redazione
Un appello ai candidati al Parlamento Europeo

Le prossime elezioni europee del 25 e 26 maggio potrebbero essere terreno fertile per nuovi interventi e direttive allo scopo di tutelare i diritti dei migranti. Alcune organizzazioni hanno scritto un documento che si rivolge direttamente ai candidati che ora si trovano in campagna elettorale, per creare uno spazio di discussione su questi temi.
"Gentile Candidato - scrivono Fondazione Migrantes, Caritas Italiana, Fondazione Missio, Centro Astalli e Focsiv - Guardare alle migrazioni ci aiuta a pensare l'Europa. Infatti, mai come in questi anni di crisi dell'ideale di un'Europa unita, il governo delle migrazioni ci aiuta a capire quali prospettive vogliamo dare al nostro comune futuro. Sulle migrazioni si confrontano chiaramente due diverse idee d'Europa. La prima è attorcigliata attorno al bisogno di sicurezza: è un'Europa vecchia e chiusa, rancorosa, egoista e xenofoba. Quasi che i principali colpevoli della crisi fossero i migranti, quando invece ben altre sono le cause, riconducibili, in particolare, al modello economico e finanziario. È una visione suicida, considerando le prospettive demografiche europee, il progressivo declino sociale ed economico, e quanto accade ai nostri confini, in particolare nel Mediterraneo e in Africa. La seconda è una visione più dinamica, aperta, coraggiosa, rivolta allo sviluppo umano integrale e al bene comune". A partire da qui si sviluppa la proposta delle organizzazioni, che auspicano un futuro fondato sui valori dai quali è nata l'Unione Europea, una visione di pace e solidarietà tra i popoli. Secondo quest'ottica i migranti costituiscono una risorsa, un valore: essi "partecipano all'emancipazione sociale e democratica, all'innovazione economica, a nuove relazioni di cooperazione con i paesi di origine e di transito". Al candidato viene chiesto di schierarsi a favore di un modello di Europa nella quale i migranti hanno un ruolo di rilancio e di fermento, e di impegnarsi nella creazione di misure di accoglienza rispettose dei diritti umani, nell'ampliamento delle possibilità di mobilità e di ricongiungimento familiare, nella revisione del regolamento di Dublino, in un piano speciale per il Mediterraneo, e nell'estensione dello ius soli.
In questo modo l'Europa si lascerebbe alle spalle un "approccio selettivo che discrimina le persone e le famiglie più povere", riconoscendo il diritto alla cittadinanza, promuovendo dei piani contro il razzismo e le discriminazioni dei migranti e delle minoranze, contro le nuove forme di schiavismo, e attuando nuove forme di cooperazione sociale e internazionale.