Europa: giovani senzatetto in aumento

26/06/2014 di Redazione
Europa: giovani senzatetto in aumento

Uno studio coordinato da Michela Braga per la Fondazione Rodolfo DeBenedetti, basato sulle ricerche di tre gruppi di studiosi australiani, europei e statunitensi che da anni si occupano di osservare e monitorare il fenomeno dei senza tetto, rivela alcuni dati inquietanti sulla loro condizione: nelle sole città europee se ne contano 50.000 stando ai numeri rilevati, sebbene mai esaustivi sul tema a causa dei limiti stessi del monitoraggio. Questa popolazione invisibile è aumentata del 45% in Europa durante il periodo della Grande Recessione, e non solo nei paesi della crisi del debito (in Italia triplicati) ma anche nel nord-Europa e in Germania. Cambia la loro composizione tra nord, sud, est e ovest dell'Europa: al nord ci sono più immigrati, al sud più autoctoni specialmente giovani, dove il problema della disoccupazione è esploso con violenza. A est sono più frequenti i casi di emigrati di ritorno; dopo aver cercato fortuna in Spagna e in Italia tornano più poveri di prima. In ogni caso le donne sono le protagoniste del fenomeno, in drammatico aumento insieme ai casi di famiglie monoparentali. Le cause scatenanti di questa condizioni sono quasi sempre le stesse: perdita del lavoro e rottura del nucleo familiare, spesso eventi concatenati, e senza nemmeno accorgersene ci si ritrova senza una casa e una famiglia. Spesso ad aggravare la situazione c'è la perdita di contatti umani e nel giro di pochi mesi si viene risucchiati da un vortice di disperazione che, rivelano i dati, dura in media 3 anni a Milano e6 aRoma. La Finlandia e la Germania, che da anni hanno attuato politiche di prevenzione e di assistenza nella ricerca del lavoro, hanno raggiunto ottimi risultati, dimezzando il numero dei loro senzatetto dal 2000 al 2007, poi la crisi dell'Eurozona è tornata a peggiorarela situazione.  Quelche manca in Europa e specialmente in Italia è un'adeguata politica sul diritto dell'abitare: gli investimenti nell'edilizia sociale sono stati sospesi in favore del pagamento delle pensioni con i contributi originariamente dovuti alla Gescal, fondo per l'edilizia popolare. Le regioni, divenute dal 1998 titolari dei programmi di edilizia popolare, hanno venduto 150.000 alloggi proprio mentre il numero di migranti cresceva a tassi del 25% all'anno. Così il nostro paese dispone di alloggi di edilizia popolare e convenzionata pari a un quarto di quello della Francia e del Regno Unito (in rapporto al totale degli alloggi disponibili) e ci vogliono mediamente 15 anni per ottenere un alloggio in una casa popolare una volta maturati i requisiti, un tempo eccessivamente lungo che taglia fuori dai servizi per troppo tempo una porzione enorme di cittadini impossibilitati a poter certificare la propria residenza.