La vita invisibile degli apolidi

05/06/2014 di Redazione
La vita invisibile degli apolidi

L'UNHCR ha fatto una stima dell'incidenza dell'apolidia, situazione nascosta e poco compresa, allo stesso modo in cui gli apolidi sono costretti a vivere ai margini della società in una situazione di mancato rispetto dei diritti umani. Il risultato è sconcertante: nel mondo ci sarebbero 12 milioni di apolidi, di cui almeno 600.000 inEuropa.
Oggi, più di 50 organizzazioni unite nella Rete Europea sull'Apolidia hanno lanciato una campagna online a livello europeo per reclamare giustizia, dignità e diritti per gli apolidi che oggi vivono nel vecchio continente. Moltissimi di loro sono migranti bloccati in un limbo di vulnerabilità, laddove la mancanza di riconoscimento dei diritti di base facilita lo sfruttamento e la detenzione. Si richiede ai leader europei la ratifica, entro il 2014, della Convenzione ONU del 1954 relativa allo status di apolidi, e la messa in atto di misure di protezione e riconoscimento dell'apolidia. La campagna culminerà il 14 ottobre prossimo in una giornata d'azione unificata in tutta Europa, momento in cui questa petizione sarà consegnata ai leader europei.
Chris Nash, coordinatore della Rete Europea sull'Apolidia, ha posto l'enfasi su come la ratifica della convenzione sia il "primo passo essenziale che dovrà essere seguito dall'introduzione di procedure di identificazione e regolarizzazione di fondamentale importanza per aiutare gli apolidi a ricostruirsi una vita".
La Rete, che riunisce 53 associazioni in oltre 30 paesi, vuole dare una risposta a questa indifferenza istituzionale. Il principio fondamentale è che la nazionalità è un diritto di tutti gli esseri umani, e coloro che ne sono sprovvisti hanno il diritto ad una protezione adeguata, come la regolarizzazione del proprio status e l'accesso ai diritti fondamentali in ambito civile, economico, sociale e culturale.
Il direttore del CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati) Christopher Hein, peraltro membro dell'European Network on Statelessness, ha denunciato la situazione italiana, in cui circa 15.000 giovani sarebbero a rischio di apolidia. Si tratterebbe in gran parte della popolazione Rom giunta in Italia alla fine degli anni '90 in seguito alla disgregazione dei Balcani.
Per maggiori informazioni http://www.statelessness.eu/node/417