Massimo Troisi, vent’anni dopo la morte

05/06/2014 di Redazione
Massimo Troisi, vent’anni dopo la morte

Il 4 giugno di vent'anni fa moriva Massimo Troisi. Aveva 41 anni e in quello stesso giorno si erano concluse le riprese de "Il Postino". Il cuore da tempo malato lo aveva tradito proprio poche ore dopo la fine delle riprese de Il Postino, il film ispirato al romanzo di Skàrmeta, diretto da Michael Radford e destinato a commuovere ilmondo intero.
Il film, fu poi candidato agli Oscar nel 1996, nomination come miglior film, miglior attore protagonista (Massimo Troisi), miglior regia (Michael Radford), miglior sceneggiatura non originale e miglior colonna sonora drammatica. Tuttavia solo quest'ultima candidatura si è tradotta nella conquista di una statuetta. C'è chi dice che Troisi fu il vero inventore del melodramma comico, il suo dono di essere così sociale e nello stesso tempo così politico ha rinnovato il cinema, la tv lasciando un vuoto incolmabile. Roberto Vecchioni in una celebre intervista lo chiamò "Pulcinella moderno" perché pur conservando la tradizione teatrale e dialettale napoletana riuscì a superare lo stereotipo della napoletanità fine a se stessa e anzi a integrarla in una prospettiva italiana popolare, soprattutto linguistica, ricca di venature dialettali ma comprensibile a tutti. Troisi parlava poco, non era tipicamente rumoroso alla maniera partenopea, e soprattutto quel che ha sempre conservato era una specie di timidezza "comune" che nei film suscitava grande tenerezza ed empatia ma nelle interviste e nelle dichiarazioni pubbliche era un prezioso accento cortese che lo rendeva credibile e sempre delicato, quasi fragile.
Perché ci manca Troisi? Il suo è uno di quei pochi (pochissimi) casi italiani in cui il valore della sua produzione resta inalterato perché lo sguardo intelligente con cui guardava le cose del mondo non fa passare gli anni. Il suo monologo in "Che fai ridi?" su una rete del servizio pubblico contro Pertini  sui fondi del terremoto dell'Irpinia o il più celebre dialogo dell'emigrante in "Ricomincio da tre" ci fanno sorridere e dire con un po' di malinconia che da allora non è cambiato niente. Quel che è cambiato è che al nostro paese ora manca un uomo come Massimo Troisi, capace di coniugare con discrezione e attenzione complicate questioni sociali con una comicità leggera e incantata, per educare e allo stesso modo confortare anche attraverso la tv.