OIM: sugli sbarchi sbagliato parlare di emergenza

19/06/2014 di Redazione
OIM: sugli sbarchi sbagliato parlare di emergenza

L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha fatto un'analisi della situazione migratoria in Italia allo scopo di sfatare alcuni luoghi comuni. I numeri parlano chiaro: non si tratta di un'emergenza, dal momento che un'emergenza è per definizione un fenomeno non previsto e superiore alle aspettative.
"Non si tratta di un'emergenza in termini di numeri, ma di un'emergenza umanitaria e operativa  -  scrive l'OIM  -  l'arrivo di migliaia di persone via mare (tutte attraverso un punto d'entrata geografico molto limitato e in tempi molto ravvicinati) rappresenta un'enorme sfida operativa e umanitaria per il governo italiano. Però non si può certo parlare di "invasione". 50.000 arrivi, anche se diventassero il doppio, rappresentano certamente un numero importante, ma non eccezionale per un paese di 60 milioni di abitanti, anche  rispetto a quanto già accade in altri Paesi europei, come in Germania (126.000 richieste d'asilo nel 2013) e in Francia (65.000). Numeri che poi diventano quasi residuali se paragonati a quanto accade in paesi extra UE (ad esempio il Libano, paese di 4 milioni di abitanti, ospita 1 milione di rifugiati siriani).  Va anche ricordato come per anni l'Italia abbia permesso l'ingresso per lavoro di oltre 170.000 persone all'anno".
Il flusso migratorio attuale è caratterizzato da una prevalenza di persone in fuga da guerre e da regimi dittatoriali, dato confermato dai paesi di origine più rappresentati, che sono Siria, Eritrea e Somalia. Oltre ai richiedenti asilo, è massiccia anche la presenza di altre categorie a rischio, quali i minori non accompagnati, le donne incinte e quelle vittime di tratta. Tutti questi migranti avrebbero diritto alla protezione internazionale e all'assistenza, ed è importante per questo che l'operazione Mare Nostrum si occupi non solo dei migranti in mare, ma che intervenga in modo puntuale su tutto il processo migratorio, evitando che le persone si mettano in mare in situazioni che spesso mettono a repentaglio la loro vita, così come attraverso una maggiore vigilanza sul sistema di accoglienza.
L'OIM pone l'accento anche sulla necessità di una maggiore sistematizzazione per quanto riguarda i programmi di reinsediamento dei migranti. I finanziamenti europei concessi all'Italia, sebbene consistenti, non bastano ad evitare l'inizio di viaggi pericolosi. Inoltre le operazioni di salvataggio in altro mare non possono essere più condotte solamente dall'Italia, in quanto l'emergenza umanitaria riguarda tutta l'Europa.
Controverso anche la pratica dei respingimenti, per cui l'Italia è già stata condannata alla Corte Europea dei Diritti Umani. Il principio di non refoulement, infatti, "proibisce di respingere migranti verso Paesi dove possono essere perseguitati o sottoposti a trattamenti inumani o degradanti. A chi invece propone di aiutarli a casa loro, occorre ricordare invece che la maggior parte dei migranti proviene da paesi in guerra."
I tempi sono quindi maturi per cominciare a pensare ad un nuovo modo di gestire il flusso migratorio, adottando modalità di accoglienza di più ampio respiro e promuovendo una reale collaborazione fra i Paesi dell'Unione.