Pane di Altamura a rischio, il grano in via d’estinzione

05/06/2014 di Redazione
Pane di Altamura a rischio, il grano in via d’estinzione

Sul portale della cattedrale di Federico II di Svevia, ad Altamura, è raffigurato lo storico pane simbolo di uno dei paesi più noti della Puglia. I grani tradizionali con cui viene prodotto e che danno la tipica fragranza alla crosta e la morbidezza alla mollica paglierina stanno sparendo e con loro il celebre pane. A lanciare l'allarme è il Parco nazionale dell'Alta Murgia, il più esteso parco rurale d'Italia, che con Legambiente ha organizzato il Festival della Ruralità a Castel del Monte (Andria) divulgando i risultati di una ricerca da cui emerge che solo il 2% delle aziende agricole del parco ha continuato negli anni a coltivare ilsimeto, l'appulo, l'arcangelo e il duilio, ovvero i quattro tipi autoctoni di grano duro che hanno consentito al famoso pane di Altamura di ottenere il marcoDop dall'Europa.
Cesare Veronico, presidente del Parco nazionale dell'Alta Murgia, spiega "abbiamo fatto della difesa dell'agricoltura tradizionale una delle nostre battaglie principali" e sul territorio sono effettivamente presenti masserie fortificate che testimoniano architettonicamente i segni della storia del pane. Il presidente lancia perciò un appello affinché vengano ricreate le condizioni per permettere il rilancio delle coltivazioni autoctone della Murgia che rischiano sempre più spesso di essere sostituite dalle colture estensive industrializzate. A seguito di tale dichiarazione la ricerca rivela un recupero, seppur minimo, di alcuni tipi di grani ma la maggior parte delle varietà di ortaggi, grani e legumi sono prossimi all'estinzione. Oltre ai sopracitati tipi di grano sonoa rischio il cece nero di Cassano delle Murge, la lenticchia gigante d'Altamura, il cece rosso di Gravina di Puglia e la cicerchia dell'Alta Murgia. La ricchezza gastronomica è nel nostro paese una speciale risorsa che compone non solo la nostra identità e nostri profondi legami col territorio d'origine, costituisce anche il nostro patrimonio culturale e salvaguardarne i prodotti dovrebbe una priorità. Una ricchezza che rischia di sparire non solo dalle nostre tavole ma anche dalle nostre terre, spazzata via dalla crescente industrializzazione dell'agricoltura poiché le colture tradizionali vengono considerate ad oggi "poco produttive" dall'industria del cibo massificato e perché sono fuori taglia per le macchine agricole. Erroneamente la mancanza di uniformità dei prodotti naturali viene percepita come un difetto, ma l'unicità e l'autenticità dovrebbe costituire una forza e un sintomo di qualità. Legambiente e il Parco nazionale dell'Alta Murgia pertanto si battono insieme per proporre un'opera di recupero e conservazione dei prodotti e promuovere la diversità dei sapori, alla base del successo del made in Italy alimentare.