Regione Lazio: niente obiettori nei consultori

26/06/2014 di Redazione
Regione Lazio: niente obiettori nei consultori

Nell'ambito dei nuovi interventi del presidente Nicola Zingaretti per valorizzare e potenziare la rete dei consultori è stato varato un nuovo decreto legge che ridimensiona il "diritto" dei medici dei consultori a non applicare la legge 194 sull'aborto.
Il decreto impone a chi lavora nei servizi territoriali l'obbligo di prescrivere tutte le forme possibili di contraccezione inclusa la pillola del giorno dopo senza potersi appellare alla causa dell'obiezione di coscienza. Nel Lazio l'obiezione conta adesioni record tra ginecologi anestesisti e infermieri, e la manovra vuole limitare il fenomeno almeno tra il personale dei consultori familiari, non coinvolti nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza ma solo nell'attività di certificazione.
L'obbligo è quindi rivolto ai medici che intervengono solo nella fase preliminare dell'intervento, non hanno il diritto a dichiararsi obiettori alla pari dei colleghi che eseguono l'aborto materialmente. Rifiutare il rilascio dei documenti che attestino la gravidanza è quindi di fatto un abuso. Nell'articolo 9 della legge 194 si fa riferimento specifico al diritto all'obiezione anche nella fase della certificazione, eppure la stessa 194 ribadisce che i medici non hanno diritto di astenersi dall'assistere la donna prima e dopo l'intervento. Un testo scivoloso e soggetto a diverse interpretazioni quindi, che il decreto odierno si propone di chiarificare: si ricorda sì ai medici che l'obiezione di coscienza è tutelata dalla legge, ma non può essere estesa nelle fasi preliminari della certificazione, abbandonando la paziente incinta al proprio destino senza un'adeguata assistenza e senza la possibilità di poter scegliere di evitare la gravidanza, perché è importante tenere sempre a mente che la pillola del giorno dopo è ritenuta a torto un farmaco abortivo. Un vero e proprio cambiamento di rotta che probabilmente traccerà la strada anche per i presidenti di altre regioni, specie per quelle nel Sud che condividono col Lazio un'obiezione altissima di coscienza: quasi il 90% dei ginecologi. Questo significa, per la paziente, dover migrare da un ospedale all'altro cercando un reparto che garantisca il servizio, incorrendo sempre più frequentemente nel rischio dell'aborto clandestino.