Roma: censiti più di 3.200 senzatetto

26/06/2014 di Redazione
Roma: censiti più di 3.200 senzatetto

Il progetto "Raccontami", promosso dalla fondazione De Benedetti, ha realizzato un censimento della popolazione dei senza fissa dimora della Capitale. L'indagine è stata realizzata da 1.500 volontari, che hanno censito i centri di accoglienza e le strade romane tra il 17 e il 19 marzo di quest'anno. In totale le persone censite sono 3276, in maggioranza uomini: tra quelli che vivono per strada l'87% sono maschi ed il 13% femmine, mentre tra coloro che si rivolgono ai dormitori gli uomini sono il 78%, e le donne il 22%. Bassa la percentuale di donne, ma comunque superiore a quella del resto di Italia.
Le storie alla radice di tale condizione sono le più disparate: alcuni vivono in strada da quando hanno perso il lavoro o si sono separati dal partner, molti vi sono arrivati in seguito ad uno sfratto, altri ancora sono arrivati in Italia con un progetto migratorio, ma si sono ritrovati senza casa e senza un futuro. Nei dormitori i migranti sono la percentuale più alta, in quanto raggiungono il 58% del totale.
L'analisi dei "rough sleepers", ovvero i senzatetto che non accedono ai dormitori, ha rivelato che il 57,8% dorme strettamente per strada, il 36,3% in camper o roulotte, ed il 5,9% in auto o in furgoncini. La progettualità sembra un elemento che manca ai senza dimora della Capitale: nell'ultimo anno circa un quarto degli intervistati non ha fatto nulla per abbandonare la strada. Secondo l'indagine, la prima volta che ha dormito in strada il 37 per cento degli intervistati pensava di rimanerci al massimo tre mesi, dopo in media 5 anni, alla data dell'intervista, il 26 per cento pensa ancora di rimanere in strada al massimo tre mesi e il 55 invece non sa, mentre il 6 per cento si rassegna a restare senza dimora per sempre. In realtà, però, la stragrande maggioranza vorrebbe condividere una stanza con qualcuno.
Dall'indagine emerge in modo prepotente l'aspetto della cronicità di questa condizione: si tratta di una condizione sperimentata per la prima volta in media 5 anni prima dell'intervista, il 65% non è mai più tornato in una «casa», la situazione sembra essere più cronica per gli Italiani (8,2 anni) che per gli immigrati (3,9 anni), e per le persone in strada (6,2 anni) che per gli ospiti dei centri (4,9 anni). Circa l'80% della popolazione ha dormito, la prima volta, in strada o simili.
Un dato importante è l'aspetto della criminalità in questa fetta di popolazione: il 62% degli intervistati è stato in carcere prima della vita in strada, mentre il 22% ha la fedina penale sporca. Per quanto riguarda invece l'ambito lavorativo, tra coloro che attualmente sono disoccupati circa l'89% ha avuto un lavoro nella propria vita, il 47% ha svolto il suo ultimo lavoro in nero, mentre il 56% aveva un contratto di lavoro dipendente. Mediamente gli intervistati avevano perso il lavoro circa 3 anni fa, un dato che però differenzia nettamente gli homeless stranieri da quelli italiani, laddove i primi hanno perso il lavoro 2 anni fa e gli ultimi 5,2 anni fa. Le cause per la perdita del lavoro vanno dal licenziamento, al mancato rinnovo del contratto, al fallimento dell'impresa.
Lo stato di salute è un altro aspetto rilevante: il 17 per cento ha una qualche forma di disabilità o deficienza (motoria, uditiva, psichica). Inoltre, il 73 per cento è stato malato nel mese prima della rilevazione e il 32 per cento non si è rivolto ad alcun servizio sanitario. Infine, il 35 per cento dei clochard dichiara di non possedere vestiti per cambiarsi adeguatamente.
A conclusione di questo rapporto emerge chiaramente il bisogno di interventi mirati e a lungo termine, per aumentare il numero dei posti letto e parallelamente la fiducia nelle istituzioni da parte dei senzatetto, che ad oggi si rivolgono più volentieri alle organizzazioni di volontariato.