UNHCR: dieci proposte per una cultura dell’accoglienza e della solidarietà

26/06/2014 di Redazione
UNHCR: dieci proposte per una cultura dell’accoglienza e della solidarietà

Secondo il rapporto di Save the Children sono arrivati in Italia via mare, dal 1° gennaio al 17 giugno, oltre 58mila migranti, di cui più di 9.000 minori. La situazione più critica è proprio la loro: bambini siriani che hanno in media 5 anni, e viaggiano per mesi per sbarcare sulle coste italiane.
La portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Carlotta Sami, ha pubblicato una testimonianza in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, nella quale denuncia un aumento drammatico del numero di persone in fuga da conflitti: "sono 51 milioni […] nel 2014 abbiamo raggiunto il numero di persone in fuga più alto dai tempi del conflitto mondiale, ci abbiamo messo 70 anni".
L'UNHCR ha elaborato dieci proposte di riforma, per smuovere un assetto mondiale che ad oggi non sembra promuovere una cultura dell'accoglienza e della solidarietà. Il primo grande obiettivo del Piano annuale sull'Asilo è la pianificazione delle attività di Governi, Enti Territoriali, società civile e rifugiati, con l'obiettivo condiviso di garantire il rispetto di standard europei e internazionali. Un'altra urgenza consiste poi nel dover "andare oltre il sistema dei grandi centri (CARA) e valorizzare la rete dei piccoli progetti nell'ambito del Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). L'esperienza dei CARA ha dimostrato infatti che le maggiori dimensioni dei centri portano a minor qualità in termini di standard di accoglienza".
Questa situazione ha creato "un enorme solco, un deficit ormai cronico di pace", afferma Carlotta Sami. Oramai la migrazione, o meglio la fuga, è un risultato della violenza a cui sono esposte milioni di persone, "e il loro dramma si fa vicino, ogni giorno arrivano nei porti italiani, ogni giorno in tanti purtroppo non ce la fanno e finiscono la loro fragile vita sotto le acque del Mar Mediterraneo"
L'Arci denuncia invece il fatto che il nostro sia diventato un paese di transito, in cui meno della metà dei migranti giunti in Italia viene fotosegnalato. Questo perché lo stato di diritto italiano non invoglia ad intraprendere le procedure per la richiesta di asilo, poiché questo comporta troppo spesso le reclusione in un CARA o in un CIE per un anno, oppure in un hotel o in un centro SPRAR nei casi più fortunati.
"Non dobbiamo mai pensare che siano abbastanza, l'empatia, la solidarietà, perché il modo in cui si saprà dare accoglienza e rifugio segnerà la misura della dignità della società in cui viviamo. Le vite dei nostri figli saranno sempre più legate alle vite di figli di rifugiati ed è importante, e mi riferisco soprattutto all'Italia, che si costruisca una conoscenza e una memoria del nostro Paese come luogo in cui trovare protezione ed essere accolti con dignità", conclude la portavoce dell'UNHCR.
Tuttavia, per far sì che queste belle parole diventino realtà, è necessario che si aprano canali di ingresso umanitari in Europa, per evitare quelle situazioni, purtroppo molto comuni, in cui le persone sono costrette a pagare un prezzo umano e monetario troppo alto per imbarcarsi, spesso a rischio della propria vita.