Calabria: l'omaggio al boss durante la processione

10/07/2014 di Redazione
Calabria: l'omaggio al boss durante la processione

Oppido Mamertina, provincia di Reggio Calabria, città tristemente nota per una delle più cruente guerre di mafia in Italia, è stata teatro di un episodio critico. Mercoledì scorso, la tradizionale processione della Madonna delle Grazie ha visto l'abbandono del comandante della stazione dei carabinieri di Oppido e di due ufficiali. Il maresciallo Andrea Marino ed i suoi uomini hanno lasciato la processione dopo aver visto una scena intollerabile per chi rappresenta le istituzioni: la statua della Madonna, preceduta dai sacerdoti così come da parte del consiglio comunale, è stata fatta fermare davanti all'abitazione di uno dei boss del paese.
Solo due settimane fa Papa Francesco, nel corso della messa celebrata a Sibari, aveva pronunciato un'omelia forte e decisa contro la mafie, dichiarando che la 'Ndrangheta è "adorazione del male e disprezzo del bene comune" e pronunciando una sentenza dura e coraggiosa: gli uomini della 'Ndrangheta "non sono in comunione con Dio, sono scomunicati".
Tale evento ha avuto una risonanza inaspettata per gli affiliati alle cosche: da circa due settimane i detenuti del carcere di Larino hanno proclamato una sorta di sciopero religioso, un gesto che deve far arrivare all'organizzazione mafiosa una dichiarazione di fedeltà alla stessa. La scelta di andare a messa nonostante la scomunica avrebbe potuto far apparire gli affiliati sulla strada del tradimento, alla ricerca di quel nuovo percorso di pentimento che Francesco ha indicato.
Anche a livello locale alcuni esponenti della chiesa avevano preso attivamente le distanze dall'organizzazione mafiosa. Settimana scorsa, proprio a Oppido Mamertina, il vescovo Giuseppe Fiorini aveva chiesto di sospendere per dieci anni la figura dei padrini ai battesimi e alle cresime, allo scopo di combattere i boss.
La processione, con la sosta davanti alla dimora del boss Giuseppe Mezzogatti, poi seguita da un inchino all'effigie, ha portato un chiaro omaggio al capo clan di 82 anni, già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso. Un boss che rappresenta ancora un punto di riferimento per le cosche locali, nonostante si trovi ai domiciliari per motivi di salute. Il sindaco ha dichiarato, in un lungo comunicato rilasciato per spiegare l'accaduto, che si è trattato di una consuetudine consolidata, e non di un omaggio mafioso. Poco dopo l'avvenimento il sindaco si è infatti recato da uno dei sacerdoti presenti alla processione per chiedere chiarimenti in merito al gesto dei portatori. Secondo i sacerdoti tale ritualità di ruotare la vara verso il Corso Aspromonte è prassi consolidata da oltre trent'anni. Pertanto non è dato capire come mai l'episodio di qualche giorno fa ha assunto un significato diverso rispetto ai precedenti, a tal punto di arrivare ad additare le Istituzioni presenti e la popolazione Oppidese accondiscendente alla 'Ndrangheta.
E Don Ciotti, presidente di Libera dichiara "Dio vuole salvare tutti, ma a patto che ci sia un vero cambiamento. Non va condannato solo il criminale. Ma anche chi lo lascia fare".